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ADATTAMENTO E LIBERTÀ

Le differenti teorie evoluzionistiche hanno definito l’adattamento come un aggiustamento funzionale di un organismo vivente che, per restare in vita, si conforma al suo ambiente circostante. Se necessario si possono in effetti sviluppare certi organi o certe funzioni per adattarsi alla costante mutabilità dell’ambiente esterno. Per sopravvivere l’animale – e l’uomo – hanno bisogno di uno specifico spazio vitale organizzato dalla propria specifica peculiarità e intelligenza che si adatta in larga parte ai cicli della vita e ad immutabili leggi universali. Quando questo spazio vitale è ristretto o degradato al di là di un certo limite di tolleranza, appaiono alcune reazioni o modificazioni atte ad armonizzare questo cambio di stato, al fine di preservare la vita della specie. È questo adattamento, in linea di massima meccanico nei reami subumani, che permette lo sviluppo di differenti specie con specifiche caratteristiche, allo stesso tempo sacrificando altre varietà destinate poi nel tempo a modificarsi fino ad estinguersi: questo processo è definito “selezione naturale”.

Detto altrimenti, l’adattamento è un puro processo di preservazione e sopravvivenza. Su questo mondo sono le specie più adatte che sopravvivono alle modificazioni evolutive, e questo resta valido anche per gli esseri umani. Il termine adattamento è quindi associato a quello di selezione naturale, che indica di fatto una legge naturale, un puro meccanismo evolutivo preposto sia alla preservazione che all’estinzione.

Riassumendo, l’adattamento è una trasformazione specifica necessaria a conformarsi alle nuove condizioni di vita dell’ambiente esterno, infatti per analogia adattarsi significa sottomettersi ad una precisa legge (sociale o di natura) operante all’esterno di sé. Questo è un naturale processo della vita che tutte le specie, cosxienti o meno, adottano per sopravvivere.

DESIDERIO INTERIORE: FARE PER ESSERE

Ogni cosa che pensiamo e facciamo, origina da un Desiderio interiore.

Un’Anima di Desiderio, quindi, sospinge ogni possibile creazione volgendola incessantemente verso un atto costante di perfezionamento. Un Amore potente, che arde ma non brucia mai, alimenta questo Desiderio Eterno di Creazione che anela ad unire questa separazione originaria tra moto e quiete, tra maschile e femminile, tra ogni possibile manifestazione di opposti.

LA “PERSONALITÀ MECCANICA”

Uno dei più grandi errori mentali che, dall’inizio e per molto tempo a seguire, accompagna coloro che scelgono di impegnarsi in un Lavoro di Risveglio volto allo sviluppo della propria Cosxienza, è relativo a ciò che si concettualizza e si etichetta come “io”, “ego”, “personalità”, e qualsivoglia sinonimo.
Tutti questi nomi, queste etichette, che spesso dimentichiamo essere null’altro che concetti e idee di cosa crediamo o di come dovremmo essere, fondamentalmente indicano e conducono alla medesima cosa: la struttura psicologica da trasformare, dalla quale ognuno di noi comincia il proprio viaggio personale.

IL SONNO DELLA COSXIENZA

Guardare da vicino le nostre impossibilità, i nostri limiti e accettare la menzogna che ci determina, è di fatto una presa di Cosxienza che trascende la meccanicità della non azione, del non essere e della non vita. La non vita è morte, è uno stato di morte non apparente, che non c’entra nulla con la morte biologica ma è tutto quello che, se identificati in superficie, per ignoranza crediamo “vita”.

Il vero ricercatore sa che l’identificazione nella macchina psicofisica determina il sonno della Cosxienza, è la non vita da trasformare, la morte silente della vera identità individuale in cui è identificato e da cui deve elevarsi ed evadere.

MANIFESTO PER LA NUOVA ERA

 

L’individuo è un potente arcano dell’Essere Universale; nel piano d’esperienza umana quale “consapevolezza incarnata” ne è l’accento, l’appoggio e il fulcro di tutte le Sue operazioni.
 Man mano che l’individuo cresce in cosxienza, visione e conoscenza, e in tutti i poteri e qualificazioni divini, diventa sempre più consapevole dell’universale in se stesso, senza per questo perdere la consapevolezza di sé nell’universalità e del proprio passato, che non è cominciato e non finisce con un singolo corpo-veicolo transitorio, ma si apre a imprevedibili realizzazioni e compimenti futuri.
 Se uno Scopo dell’Universo è diventare cosxiente di sé attraverso la nostra nascita per possedere il proprio essere e fruirne, ebbene questo avviene attraverso il perfezionarsi dell’individuo che, ampliando la propria cosxienza, si rende simile all’Universo stesso.

In questo eterno giuoco cosmico l’uomo è il campo, lo spazio d’esperienza in cui l’eterna lotta dei due corsi di energie procede incessantemente con un’alternanza di attrazione e repulsione, sconfitta e vittoria; oppure è la totalità integrata e creativa entro cui le due polarità, nell’ente individualizzato, alternando gli equilibri in tonale armonia, contribuiscono all’attività della totalità creativa del divino Piano dell’Universo.
 Nella prima delle due condizioni, l’uomo opera come un essere sottomesso e condizionato dalle leggi di natura, e la sua vita e la sua esperienza oscillano tra alto e basso, vero e falso, interno ed esterno, individuale e collettivo, vita e morte, rinascita e ancora una volta morte; il motivo predominante in questo spazio d’esperienza è “azione condizionata e istintiva”.
 Nel secondo caso l’uomo, individualizzato, è un essere condizionato dallo Spirito, operatore attivo dell’espressione del Destino, eppure profondamente radicato nello Spazio silenzioso dell’Opera.


LA LOTTA PER ESSERE

Dove sono quando non sono Presente? Devo riconoscere la mia completa sottomissione alle suggestioni, la schiavitù della mia volontà alle credenze, alle paure. Devo essere sincero, e vedere che quando non sono Presente mi piace obbedire,

IL LUPO E L’AGNELLO

In un percorso di Autoconoscenza, spesso se non di norma si finisce per proiettare all’esterno le proprie condizioni di autolimitazione, e non solo… persino in chi incarna il Percorso stesso. Questa è una testimonianza di ciò, una delle molte a cui si potrebbe dar voce, tratta da una corrispondenza scritta tra Hermes ed un allievo del centro.

Hai ragione quando dici che sono il tuo (e non solo) peggior aguzzino e aggiungerei anche despota carnefice, come a cicli sono il tuo salvatore, la guida e il tuo mentore e allo stesso modo potenzialmente potrei essere la vittima e il capro espiatorio dei mali del mondo e dei tuoi mali. È quanto scelgo di essere.

LA NOSTRA ENERGIA

… Arriviamo alla conclusione che dobbiamo ricordarci di noi. Ma non possiamo farlo se non abbiamo in noi l’energia indispensabile al ricordo di sé. Non possiamo studiare, comprendere o sentire qualcosa se non abbiamo l’energia richiesta per questa comprensione, questo sentimento o questo studio. Cosa deve fare dunque un uomo quando incomincia a rendersi conto che non ha abbastanza energia per raggiungere lo scopo che si è fissato?

È DIFFICILE CAMBIARE?

È difficile cambiare?

Esistono movimenti profondi (istinti di preservazione ignoti al sapere dell’uomo ordinario) che in modo sottile si oppongono al cambiamento e che hanno a che fare con il funzionamento meccanico della nostra mente, delle nostre emozioni e del nostro corpo.
Attraverso il principio di Polarità questi movimenti si alternano tra due estremi, oscillando tra tensione e rilassamento, negativo e positivo, sì e no, conflitto e pace, elettrico e magnetico, bene e male, e trovano un preciso ordine in ogni possibile processo evolutivo della vita e dunque individuabili anche nella nostra natura mentale, psichica e fisica quali piacere-dispiacere e sicurezza-insicurezza.

ALTROVE: BAMBINI E… VACCINI

       Altrove, un processo unico nel suo insieme, è un laboratorio che anela a sviluppare rimedi e vaccini atti a destrutturare e sanare tutti quei costrutti naturalmente ereditati che determinano ogni singolo schema autolimitante che ci costringe, inconsciamente, a rimanere imbrigliati nella Paura della sofferenza, della malattia, della pochezza, dell’insicurezza e della morte. Questi processi, meglio espressi in psicogenealogia, sono parte integrante dei nostri funzionamenti che si agglomerano in un insieme affollato e variopinto di aggregati psichici, ciò che definiamo “io” o “me stesso”

LA POLARITÀ

Brano tratto dallo scritto Il principio di polarità: l’immagine di sé – gennaio 2018

L’uomo dice “ io ” e con questo termine intende un’infinità di diverse identificazioni: ” Io sono un essere di sesso maschile, io sono nato a Napoli, io sono italiano, io sono un padre di famiglia, io sono un bravo figlio, io sono un operaio, io sono un militante. Sono attivo, dinamico, tollerante, bravo, amante degli animali, amante della pace, bevo il caffè, amo la cucina, amo i viaggi, ecc… “. Queste identificazioni, influenzate dall’ambiente, sono state a un certo momento della vita precedute da scelte: una possibilità è stata preferita ad un’altra, un polo è stato integrato nell’identificazione mentre l’altro è stato escluso concretizzandosi in un difetto.
Così l’identificazione: “ Io sono attivo e bravo ” è un pregio ma esclude automaticamente: ” Io sono passivo e pigro ” a cui per esclusione  automaticamente viene ad associarsi un’imperfezione: è un difetto.
Da un’identificazione deriva per lo più molto rapidamente anche una valutazione che determina nella psiche cosa è perfetto e cosa è imperfetto, cosa è degno di lode e cosa non lo è: ” Bisogna essere sempre attivi e bravi; non è bene essere passivi e pigri “. Indipendentemente dal fatto che una simile valutazione possa essere sostenuta da argomentazioni e teorie, si tratta in ogni caso di un punto di vista soggettivamente convincente che influenza totalmente ogni forma di esperienza.

I SETTE RIFLESSI

Procedere senza voltarsi indietro: strumenti pratici.

Viviamo e sperimentiamo il mondo sottosopra, siamo immersi in una caverna (la mente pensante) dalla quale scorgiamo solo le ombre delle cose. Proiettiamo all’esterno queste ombre scambiandole per sfavillanti luci, le definiamo “io” e il “mondo”, senza mai dubitare che queste sono solo il riflesso delle nostre convinzioni, delle nostre credenze e strutture personali; in verità, pallidi riflessi della Sacra Realtà che siamo.

La Legge del Sette determina sette principali specchi riflessi che si possono utilizzare nelle relazioni umane e sono antichi strumenti che ci aiutano a riconoscere le nostre proiezioni, le nostre emozioni negative e laddove serva, a trasformarle in concrete possibilità di rettifica evolutiva.

1) Riflesso del momento – Ciò che noi inviamo alle persone che ci stanno accanto. È l’aspetto di noi stessi, positivo o negativo, riflesso negli altri nel momento presente.

2) Riflesso di ciò che viene giudicato – E’ ciò che noi giudichiamo nel presente. Se poniamo molta carica emotiva su delle qualità o negatività e le giudichiamo negli altri, la vita ci pone in condizione di vivere delle esperienze, delle relazioni che ci rimanderanno indietro questi modelli. Una volta che il modello viene riconosciuto ed integrato esso sparirà in tutti gli aspetti della nostra vita perché questa è di natura analogica e olografica.