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ALLA LUCE

 

 

 

 

 

 

 

Luce, luce senza fine! L’oscurità è ormai senza 
dimora, i vortici neri della vita cedono i loro
segreti, immense, le profondità inconsapevoli, 
ormai dischiuse, giacciono tralucendo in vasta attesa.

Luce, luce senza tempo, immutabile e remota!
S’apron le porte del mistero, chiuse col sacro sigillo.

CAPITOLAZIONE

O Tu, di cui io sono lo strumento, spirito
segreto e natura che entro me dimori,
fà, fà che l’intero mio essere ora si fonda
con la Tua gloriosa, immobile, divinità.

La mia mente, fatt’è canale alla Tua mente,
la mia volontà, innalzata al Tuo volere:
fà, fà che niente di me venga dimenticato
nella nostra ineffabile, mistica unione.

CENTO VITE HO IO ANCORA…

Cento vite ho io ancora a me davanti, per
possedere Te, o spirito celeste e puro;
sta’ certo, il cuore inappagato, in ciascuna di
esse io, cacciatore, inseguirò Te, mia preda.

Tu ancora mi farai girare in tondo, Tu che
sulla strada eterna, Tu risvegliato, me vedrai

ULTIMA DANZA

Il mio spirito conosce
le ombre della notte,
gli spazi vuoti tra le foglie
e il mio corpo ricorda
la ruvidezza del legno,
il tocco gentile della pioggia sui rami.

Sono stata questo vento

SETE DI LUCE

Quando il sole tramonta
e tutto diviene silenzioso,
siedi per un momento
ed entra in comunione con la Natura:
sentirai salire dalla terra,
da sotto le radici degli alberi
un’aspirazione verso l’alto

L’AMORE TERRENO

Un canto proveniente dall’Ispirazione di un componente del Gruppo, riecheggia nelle pagine virtuali di questa rubrica…

L’Amore terreno sfiorisce come i tulipani nelle aiuole di primavera…
nessuno più li guarda con estasi ammirata di sogni beati, e cosa resta?
Nulla della futilità che erano, splendenti colori all’aria di un sole riflesso,
meraviglie di poesia e immagini di impermanenza senza appigli.
Ma le radici del bulbo appartengono alle profondità dell’Anima della Madre del Mondo
e vanno così giù da non poter essere mai più seccate, né tolte

INNO ORFICO A HERMES CTONIO

Tu che abiti di Cocito la via fatale, da cui non c’è ritorno,
e le anime dei morti conduci nelle regioni infernali,
o Hermes, rampollo del baccante Dioniso
e della fanciulla di Pafo, di Afrodite dagli occhi soavi,

CERCATORI D’ORO – PARTE 2

… Continua da qui

«Un canto in lontananza, dietro
le pianure dell’India.
Un bambino è là. Sono io
questo bambino. Sono io
questo vecchio. Sono nato
da sempre, forse ieri,
o in questo stesso istante? Sono
così vecchio, ma così vecchio
che queste pianure fremono in me
come la prima risacca
d’un mare antico che lambisce
un continente dimenticato.
Mi ricordo. Io
mi ricordo, era lontanissimo

CERCATORI D’ORO

Siamo gli arcangeli dolorosi di un mondo che crolla,
siamo i figli di una nuova razza non ancora nata,
ma che vive attraverso di noi
come un vento carico di minacce e di polline nuovo.
Non sappiamo cosa vogliamo dire,
il nostro oracolo è sigillato,
i nostri sogni oscuri, i nostri segni contraddittori.
Non abbiamo la chiave,
ma siamo fermi davanti ad una nuova soglia,
a battere alla porta,

IL VIAGGIO DEI FIGLI DEL TEMPO

Inauguriamo la rubrica Numinum Nectar (il “Nettare dei Numi”) con questo canto, tratto dal poema Savitri di Sri Aurobindo. 

Fragile miracolo d’argilla pensante,
armato di illusioni marcia il figlio del Tempo.
Per riempire il vuoto attorno ch’egli sente e paventa,
il vuoto da cui venne e verso il quale va,
egli magnifica il suo sé e lo chiama Dio.

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