In questa puntata de Gli Altronauti, parliamo delle “notti oscure dell’anima”, ovvero di quei momenti in cui ci sentiamo persi, smarriti… momenti durante i quali abbiamo la possibilità di maturare e crescere, forgiati dagli attriti della vita. Attriti che si sperimentano soprattutto quando l’idealizzazione di noi viene meno, frantumandosi (o sciogliendosi) a contatto con la realtà, spesso quando meno te lo aspetti.
In questa puntata, approfondiamo alcuni aspetti inerenti il “debito emotivo” che, spesso in modo del tutto inconsapevole, viviamo come irretimento generazionale (ne abbiamo parlato qui).
In particolare, tocchiamo il tema della “repressione” e dei “divieti” che, dalla fase infantile della nostra vita, riecheggiano ancora come limite del nostro comportamento da adulti e come orientamento morale, dell’idealizzazione di sé, dell’irraggiungibilità di modelli di perfezione astratti dalla realtà e innaturali, nonché dei “crediti” che, attraverso una testimonianza attiva della propria vita, è possibile sviluppare in luogo dei debiti impagabili che impersonifichiamo.
“Esiste una verità che raramente viene accettata: le emozioni non hanno una fine naturale. Non si consumano con il tempo, non svaniscono semplicemente perché vengono ignorate. Ciò che non viene vissuto resta, e ciò che resta continua ad agire, silenziosamente, nella struttura della nostra vita.
Il “triangolo dell’ego” di cui abbiamo parlato nella puntata precedente – ovvero identità, controllo e sicurezza – è la struttura psicologica nota come corpo egoico.
La sua formazione è un processo naturale e necessario allo sviluppo del senso di sé, indispensabile per separare l’“io” dal resto del mondo. Tuttavia, questa separazione originaria e necessaria viene spesso vissuta come un profondo trauma interiore.
“C’è una geometria silenziosa che governa i conflitti umani, una forma invisibile che si attiva ogni volta che una relazione si incrina, ogni qual volta una parola accende una reazione sproporzionata. Non è il contenuto a generare il caos, ma ciò che viene toccato in profondità. Questo disegno nascosto è conosciuto come il Triangolo dell’Ego.
Non appena la cosxienza dell’uomo si eleva al di sopra della sopravvivenza, la ricerca del significato della Vita diventa un’esigenza di fondamentale importanza.
Hermes
“Ci sono giorni in cui le domande sembrano non avere risposte. Si cade, ci si rialza, si riparte, talvolta non si può fare altro che osservare gli eventi, aspettare e rimanere fermi. Tutte le circostanze incomprensibili della vita rendono sempre difficile l’accettazione di ciò che è stato, lasciano l’amaro in bocca, e col passare degli anni scolpiscono il viso con qualche ruga in più”.
“Negli ultimi anni abbiamo assistito all’apertura simultanea di molteplici “finestre di possibilità”: scenari che fino a poco tempo fa appartenevano alla fantascienza, all’eccezione o all’inimmaginabile, e che oggi vengono progressivamente normalizzati nel discorso globale.
“Le neuroscienze moderne celebrano la metacognizione – la capacità di “pensare” il proprio pensiero – come la forma più alta di intelligenza biologica. Attraverso la mappatura della corteccia prefrontale, gli scienziati hanno scoperto che l’essere umano può disattivare il proprio ‘pilota automatico’, osservare i propri schemi mentali in tempo reale e riprogrammarli.
“A un certo stadio della loro Vita molte persone vivono un senso profondo di disagio nel rincorrere i parametri imposti dalla moderna società “civile”, e si rendono conto che esistono cose più importanti di quelle che tutti inseguono. Questi individui percepiscono che, oltre quello che viene loro rivelato, mostrato e insegnato, esiste qualcosa di più che resta in sottofondo e che proprio da questo “sottofondo” scalcia e vuole venire alla luce.
In questa puntata parliamo di… PACE, ma non della Pace come assenza di conflitto o come accordo raggiunto tra nazioni non più belligeranti, bensì della Pace come condizione interiore… una condizione interiore che la maggioranza di noi desidera forse più di ogni altra cosa.
Ma cos’è veramente la Pace? È solo un’assenza di “rotture di… scatole”, a cui anelare come massimo godimento della vita terrena? O è anche qualcos’altro?
L’epoca tecnologica attuale non propone una dittatura in vecchio stile, ma un sistema di controllo totale e predittivo, il cui scopo reale sembra la standardizzazione dell’essere umano. Attraverso l’economia dell’accesso, l’identità digitale e la tokenizzazione dei comportamenti, l’uomo è quindi candidato a diventare un “utente” di un sistema che, tramite algoritmi, decide cosa può pensare, sentire, fare o dire… è la livellazione perfetta.
Ma perché si accetta tutto questo?
“Gran parte dell’infelicità umana non deriva dall’avere una brutta giornata, ma dal non desiderarla o dal credere di non meritarla. Nel momento in cui compare la tristezza, sopraggiunge l’ansia. Quando arrivano le difficoltà, iniziamo a redigere avvisi di sfratto. L’uomo contemporaneo è poco avvezzo ad accogliere e accettare i propri limiti, e quando se li trova davanti assume un avvocato intentando una causa contro la Realtà….”.
In questa puntata ci occupiamo di un tema dalla forte rilevanza sociale, ovvero le difficoltà riscontrate dalle persone più anziane (ma non solo) nell’accesso alla nuova burocrazia digitale, che sta rendendo lo smartphone un custode dei nostri diritti essenziali. Difficoltà che rischiano di trasformare l’innovazione tecnologica (di indubbia utilità) nell’esclusione di una fascia importante della società, ossia la generazione che ha dato un contributo essenziale alla “ricostruzione” morale dell’Italia postbellica, e custode di una “saggezza” maturata attraverso l’esperienza di vita, da cui oggi ci sarebbe molto da imparare.
In questa puntata continuiamo a parlare dell’importanza del linguaggio, e in particolare dello svuotamento di significato di molte parole, che le rende strumento per possibili falsificazioni della realtà, non solo da parte dei media e dei “detentori del sapere” ma anche da parte di ognuno di noi, nella misura in cui le parole contribuiscono in modo fondamentale a forgiare l’architettura della nostra realtà.
In questa puntata ci poniamo una domanda semplice, ma profonda: le parole che utilizziamo ‘descrivono’ soltanto la realtà, oppure la aiutano anche a ‘costruirsi’ dentro di noi?
Un tema può sembrare astratto, quasi filosofico. Eppure ci accompagna ogni giorno, ogni volta che parliamo, ascoltiamo, leggiamo, raccontiamo, giudichiamo, ricordiamo….
“Il linguaggio non è mai neutro: si diffonde, cattura l’attenzione, attraversa le persone, spesso si replica nelle menti senza che l’uomo ne sia del tutto consapevole. Il linguaggio è un vettore; (…) il punto è comprendere perché ciò accade e quali risvolti produce nella nostra cosxienza”.
“Le idee si diffondono perché riescono ad aderire e legarsi a qualcosa che è già dentro di noi: paura, rabbia, tristezza, disgusto, gioia, bisogno di appartenenza, desiderio di certezza, ricerca di status, indignazione morale. Non entrano attraverso la logica, ma attraverso scorciatoie emotive già presenti nel sistema vitale energetico umano”. (*)
Oggi sempre più gli strumenti tecnologici mediano ogni relazione personale e diventano lo strumento a cui affidare la gestione delle nostre esistenze, fino al punto di sostituire la stessa presenza umana con un surrogato… virtuale. Eppure, “l’essere umano è relazionale per natura, e senza il limite dell’attrito e senza incontro, la psiche si indebolisce, incapace di reggere le naturali sollecitazioni della vita“, come scrive Hermes in questo testo.
“Il passaggio che l’umanità attraversa è ‘dal corpo al codice’, e non è solo tecnico, ma ontologico: l’essere umano rischia di diventare un’eccedenza, ovvero, non più un soggetto da educastrare e governare, ma una variabile da compartimentare e ottimizzare. L’automazione di ogni ordine e grado, introduce una frattura inedita: un potere sovranazionale che per produrre e valorizzare può fare a meno dell’altro.
“Ogni attaccamento è un sostegno, ogni sostegno è assenza di Libertà.
I sostegni sono le protesi a cui l’uomo per sensazione di mancanza si poggia. Questi, reiterati nel tempo, si insinuano per abitudine nelle pieghe del suo essere, oscurandone la vera Luce”. (Hermes)
“Non sono le circostanze a condizionare il nostro animo, bensì è il nostro errato atteggiamento che determina l’influenza della circostanza su di noi”. (Hermes, “Roseto“)
“La conoscenza di se stessi inizia dalle cose piccole, vicine. Colui che si incammina sulle orme della Vita dovrebbe sorvegliare con molta Attenzione ogni centimetro quadrato della sua esistenza mentale, emotiva e fisica, poiché le cose più importanti che deve scoprire di se stesso si mimetizzano dietro particolari apparentemente insignificanti…
“Il mondo può essere superato solo se lo si prende su di sé. Il dolore, la sofferenza, l’ignoranza, la falsità e tutto ciò che definiamo ‘negativo’ possono essere annullati solo accettandoli per ciò che sono: una faccia della realtà manifesta, generata dal ritmo polare della vita”. (Hermes)
Ne parliamo in questa puntata, sondando sopratutto quale rapporto intratteniamo con il sacrificio, inteso come rinuncia a ciò che è superfluo – se non dannoso – per la nostra vita, e quale relazione possa esservi tra la nostra soggettività e il mondo, ovvero tra l’importanza dell’esperienza personale e l’inevitabile influenza che le condizioni esterne esercitano su di noi.
“Moltitudini di umani credono e pensano di essere liberi nonostante siano catturati dalla compulsione mentale che, irrequieta, viaggia tra passato e futuro, ‘sedotta’ dal tempo”.
“La Magia di tutto questo processo è che non accade nel mondo là fuori, ma solo nella nostra testa, senza avere il minimo dubbio che questo stato possa essere una propria creazione, reale nelle forme, certo, ma non nella sostanza… “. (Hermes, Realtà in Movimento)
“Unico nel suo essere, l’uomo può essere bestia un momento, tenero infante un altro. La precarietà in cui oscilla è il prezzo che paga per essere qui, nella vita”. (Hermes) *.
Approfondiamo l’arcano linguaggio di questo aforisma, ove le parole di Hermes mostrano una realtà spesso celata quando non si riesce ad osservare la vita che ci attraversa: i pensieri, gli umori, gli stati d’animo, i punti di vista, le proiezioni dei nostri “fantasmi” sul prossimo e il giudizio che emettiamo di conseguenza (spesso assoluto)… tutto scorre e precariamente compare e scompare, nel palcoscenico delle nostre giornate quotidiane.
Di questo “prezzo” parliamo insieme agli ascoltatori di Radio Cooperativa che intervengono in diretta sul tema.
In questa puntata, approfondiamo ulteriormente le modalità con cui l’invidia (o l’ammirazione) influenzano la nostra vita emotiva. Infatti…
“…l’invidia è una parte così integrante e dolorosa di ciò che anima il comportamento umano nelle società di mercato che molte persone hanno dimenticato il pieno significato della parola, semplificandola in uno dei sintomi del desiderio. Ed è proprio questo il motivo per cui prospera nelle società di mercato (…). Tutto inizia con la sensazione quasi frenetica di vuoto interiore…”. [Nelson W. Aldrich Jr., “Old Money”].
L’invidia è un’emozione che nasce dal confronto con gli altri, quando percepiamo un divario tra ciò che siamo e le qualità che gli altri ci sembrano avere, e che intimamente anche noi desideriamo… per essere felici, visti, o amati…
Ne parliamo, insieme agli ascoltatori che intervengono in diretta, in questa puntata de “Gli Altronauti“.
“Il Male è il trono del Bene. Il Bene è la tana del Male”.
Con questo (h)ermetico aforisma, che può sembrare pronunziato dalla proverbiale Sfinge, una nuova puntata de Gli Altronauti esplora nuovi sconosciuti orizzonti, all’interno di noi stessi… con il contributo degli ascoltatori che intervengono nel corso della diretta.
In questa puntata, proseguiamo l’approfondimento dedicato all’Intelligenza Artificiale come specchio cognitivo per il suo utilizzatore… umano. La puntata è arricchita dagli interventi degli ascoltatori.
In questa puntata, parliamo della (cosiddetta) Intelligenza Artificiale, esplorando alcune questioni fondamentali del rapporto uomo-macchina da un punto di vista… non ordinario, come siamo soliti fare noi Altronauti.
Cosa significa davvero Vivere? Ed “essere svegli”?
Sembrerà forse banale, ma per “risvegliarsi” è innanzitutto necessario… accorgersi di dormire. Ne parliamo in questa puntata de “Gli Altronauti” attraverso le voci di Yapos e Eva, che interagiscono con gli ascoltatori che intervengono in diretta sul tema.
In questa puntata parliamo ancora di Speranza, ma anche di…. Coraggio che, lungi dall’essere solo la rappresentazione teatrale “in cui ci si batte il petto, si brandisce la spada e si arpiona il drago”, può essere, nelle nostre esistenze meno ‘da palco’ e più ‘da realtà’, “il permesso che ognuno si concede per andare oltre i propri limiti, accettando di giocare” al gioco della Vita senza pregiudizio alcuno (*)…
“Benedetto sia colui che non spera in nulla, che non ha pretesa alcuna, che si limita a guardare la propria rettitudine e onestà…” (Hermes, Roseto).
Ispirati da questo provocatorio aforisma, in questa puntata c’interfacciamo con gli ascoltatori di Radio Cooperativa su temi come la speranza, la pretesa, l’aspettativa, il giudizio e l’auto-giudizio, la lamentela, e molto altro, esprimendo e accogliendo considerazioni spesso fondate sulle esperienze reali offerte dalla Vita.
“La paura di aprirsi e affrontare la vita ci rinchiude nelle nostre credenze, trincerati nell’immagine fallace che si ha di sé, asservendoci ad un potente istinto di preservazione che per inerzia limita l’avvento di qualsivoglia cambiamento…” (*)
In questa puntata parliamo di libertà o schiavitù, in relazione alla meccanicità che dà forma e struttura alla vita dell’essere umano ordinario “formattato” ed “edu-castrato” (di cui portiamo esperienza).
“Possiamo alzare la testa solo quando abbiamo imparato ad abbassarla, possiamo arrenderci solo se abbiamo compreso di essere in guerra, così possiamo essere liberi solo quando abbiamo accettato di essere schiavi”.
Hermes
“Ogni perbenista, dal suo pulpito di verità, difende con zelo e arroganza le sue teorie accettate come sacre (…). Eppure, ogni “-ismo” è un potente limitatore, che promette di proteggerti e di renderti felice ma che, immancabilmente, per sua stessa natura ti isola…”.
L’essere umano non nasce con la maledizione di un “io imperfetto”, ma viene in questo mondo come Essenza di pura Presenza. Tuttavia, in mancanza di un’educazione essenziale (…), la personalità in via di sviluppo, nella sua innocente fame di appartenenza, assorbe senza filtri i messaggi ambientali come verità indiscutibili; per necessità non può ancora mettere in discussione alcunché, ma può solo adattarsi per crescere e formarsi.
“Ogni attaccamento è un sostegno, ogni sostegno è assenza di Libertà.
I sostegni sono le protesi a cui l’uomo per sensazione di mancanza si poggia. Questi, reiterati nel tempo, si insinuano per abitudine nelle pieghe del suo essere, oscurandone la vera Luce”.(*)
In questa prima puntata del 2026, dialoghiamo con gli ascoltatori su alcuni punti fondamentali emersi dalle ultime esperienze nel Centro Altrove, inerenti la natura umana, l’identità “personale” che ognuno costruisce adattandosi all’ambiente in cui si trova catapultato alla nascita, e su come l’idealizzazione di tale “maschera” ci porti spesso a perdere di vista la realtà … affrontando temi come il rapporto tra singolo e società, la delega come forma di deresponsabilizzazione e soprattutto la possibilità di “vivere” davvero oltre la formattazione e la standardizzazione a cui ci si è adattati per sopravvivere.
In questa puntata, Yapos e Mel parlano dello Spirito del Natale: come viviamo questa Festività, per molti tradizione religiosa, per altri solo familiare, per altri ancora unicamente l’ennesima mercificazione consumistica?
“Il nocciolo duro di ogni aspirante che intraprende e prosegue la Via della Verità è la paura. Tutti hanno paura della paura, e solo pochi riconoscono che la paura è il guardiano della Verità”…
Ne parliamo in questa puntata de Gli Altronauti, in cui l’esperienza di Yapos e Mel s’incontra con quella degli ascoltatori che intervengono in diretta sul tema.