“Benedetto sia colui che non spera in nulla, che non ha pretesa alcuna, che si limita a guardare la propria rettitudine e onestà…” (Hermes, Roseto).
Ispirati da questo provocatorio aforisma, in questa puntata c’interfacciamo con gli ascoltatori di Radio Cooperativa su temi come la speranza, la pretesa, l’aspettativa, il giudizio e l’auto-giudizio, la lamentela, e molto altro, esprimendo e accogliendo considerazioni spesso fondate sulle esperienze reali offerte dalla Vita.
“La paura di aprirsi e affrontare la vita ci rinchiude nelle nostre credenze, trincerati nell’immagine fallace che si ha di sé, asservendoci ad un potente istinto di preservazione che per inerzia limita l’avvento di qualsivoglia cambiamento…” (*)
In questa puntata parliamo di libertà o schiavitù, in relazione alla meccanicità che dà forma e struttura alla vita dell’essere umano ordinario “formattato” ed “edu-castrato” (di cui portiamo esperienza).
“Possiamo alzare la testa solo quando abbiamo imparato ad abbassarla, possiamo arrenderci solo se abbiamo compreso di essere in guerra, così possiamo essere liberi solo quando abbiamo accettato di essere schiavi”.
Hermes
“Ogni perbenista, dal suo pulpito di verità, difende con zelo e arroganza le sue teorie accettate come sacre (…). Eppure, ogni “-ismo” è un potente limitatore, che promette di proteggerti e di renderti felice ma che, immancabilmente, per sua stessa natura ti isola…”.
L’essere umano non nasce con la maledizione di un “io imperfetto”, ma viene in questo mondo come Essenza di pura Presenza. Tuttavia, in mancanza di un’educazione essenziale (…), la personalità in via di sviluppo, nella sua innocente fame di appartenenza, assorbe senza filtri i messaggi ambientali come verità indiscutibili; per necessità non può ancora mettere in discussione alcunché, ma può solo adattarsi per crescere e formarsi.
“Ogni attaccamento è un sostegno, ogni sostegno è assenza di Libertà.
I sostegni sono le protesi a cui l’uomo per sensazione di mancanza si poggia. Questi, reiterati nel tempo, si insinuano per abitudine nelle pieghe del suo essere, oscurandone la vera Luce”.(*)
In questa prima puntata del 2026, dialoghiamo con gli ascoltatori su alcuni punti fondamentali emersi dalle ultime esperienze nel Centro Altrove, inerenti la natura umana, l’identità “personale” che ognuno costruisce adattandosi all’ambiente in cui si trova catapultato alla nascita, e su come l’idealizzazione di tale “maschera” ci porti spesso a perdere di vista la realtà … affrontando temi come il rapporto tra singolo e società, la delega come forma di deresponsabilizzazione e soprattutto la possibilità di “vivere” davvero oltre la formattazione e la standardizzazione a cui ci si è adattati per sopravvivere.
In questa puntata, Yapos e Mel parlano dello Spirito del Natale: come viviamo questa Festività, per molti tradizione religiosa, per altri solo familiare, per altri ancora unicamente l’ennesima mercificazione consumistica?
“Il nocciolo duro di ogni aspirante che intraprende e prosegue la Via della Verità è la paura. Tutti hanno paura della paura, e solo pochi riconoscono che la paura è il guardiano della Verità”…
Ne parliamo in questa puntata de Gli Altronauti, in cui l’esperienza di Yapos e Mel s’incontra con quella degli ascoltatori che intervengono in diretta sul tema.
In questa puntata, proseguiamo l’approfondimento dedicato alla paura e alla fiducia iniziato venerdì scorso (vedi qui). Il dialogo tra Mel e Yapos del Gruppo Altrove sull’argomento si allarga alle considerazioni degli ascoltatori che intervengono in diretta.
Il testo “Oltre la Paura” letto nel corso della puntata è tratto dal blog “La Via della Rosa“.
“La paura è uno dei più grossi ostacoli per sperimentare l’Essenza della Vita.
Una mente intrappolata dalla paura vive nella confusione, nella sfiducia, nel conflitto, nell’inganno e perciò è insicura, petulante, ipocrita, cinica”… (*)
In questa puntata parliamo di Avere e/o Essere, leggendo uno spunto di riflessione sull’argomento (tratto dal libro “Metallurgia Metafisica”) e accogliendo le considerazioni degli ascoltatori che intervengono in diretta sull’argomento.
Nell’era della tecnocultura il tempo diviene unità funzionale, computabile e ottimizzabile. L’essere si misura nell’efficienza e nell’efficacia del fare, e il valore è legato alla capacità di generare produttività visibile e utile; i talenti, le genialità e gli idealismi figli della vera arte sono considerati solo se funzionali e sottomessi alla produttività del modello. L’identità dell’individuo si costruisce attorno al ruolo produttivo, non più per ciò che si è, ma per ciò che si “fa” e si rappresenta nel ciclo consumistico sociale economico…
Il bisogno compulsivo di compagnia e di visibilità, molto spesso, è una fuga da se stessi.
Viviamo in una cultura di interazioni e connessioni costanti in cui si esalta la compulsiva ricerca di attività e consenso. La libertà di dare o negare il proprio consenso è oggi una conquista determinata da un gioco di ruoli e da precise regole. In questa cultura di “connessione”, essere soli significa essere emarginati, inadeguati, distanti, strani; significa sentirsi esclusi. Quando l’uomo prende contatto con la propria Essenza, comprende che gran parte di questa compulsiva ricerca di interazioni è una fuga dallo specchio della sua stessa Presenza. (*)
“Quando si intraprende un viaggio, se è vero che la scelta della destinazione, la pianificazione e l’inizio del viaggio verso la destinazione sono decisi da voi e possono risultare una vostra Responsabilità, è altrettanto vero, e non si può dire il contrario, che quello che accade durante il viaggio non è in alcun modo pensabile, programmabile e predicibile. Può succedere che là dove avevate programmato di rimanere un giorno, restate una settimana; là dove pensavate di restare a lungo, siate andati via in tempi rapidissimi“.
“Si dice che i re costruiscano castelli, le corporazioni costruiscano grattacieli e i politici seminino scandali. Ma il Mistico vede la Vita in modo diverso: ogni atto di gentile amorevolezza costruisce Regni di Luce. Questi non sono imperi che troverete su una mappa di Google. Non hanno confini, eserciti o “Pil”. Non possono essere invasi, controllati, tassati o privatizzati. Sono invisibili agli occhi, ma l’Anima si inchina quando varca i loro portali”.
“Il viaggio della Cosxienza è un percorso di discernimento tra il Reale e l’irreale, tra l’Eterno e il transitorio, tra ciò che appare e ciò che è. Risvegliarsi alla Realtà è un ricostruirsi dentro, un ricomporsi integralmente nella Luce del proprio Essere. È riportare Conoscenza laddove c’è Ignoranza, Verità ove ristagna l’Illusione, Compassione dove impera la Separazione, e ciò equivale ad esplorare ogni anfratto della propria interiorità”…
“…la nostra vita è in gran parte vissuta come una reazione ripetitiva e meccanica a stimoli esterni: quello che chiamiamo “io” e “me stesso” è un groviglio confuso di piccoli io in perenne conflitto fra loro. Non c’è individualità, non c’è unità, poiché di fatto l’uomo ordinario è un agglomerato di pensieri, una pluralità di convinzioni e credenze. Da questo assunto consapevole, emerge la necessità di interiorizzarsi sempre più per prendere coxienza che il mondo esteriore è sempre un riflesso dei nostri umori e dei nostri stati d’animo squisitamente interiori“… (*)
In questa puntata, attraverso le voci di Mel e Yapos del Gruppo Altrove, continuiamo l’approfondimento sulla “non espressione delle emozioni negative” (vedi qui) e sull’inevitabile interconnessione ed interdipendenza che caratterizza ogni relazione inter-personale.
“L’uomo ordinario, non conoscendo le influenze esterne che lo governano, sperimenta il suo mondo emotivo in modo estremamente vulnerabile. Le emozioni negative di per sé non possono essere prodotte da cause esterne, esistono perché in noi si attiva per abitudine un “relé”: una risposta interiore meccanica, che accetta e giustifica il movimento attribuendolo a cose e fatti esterni, o associandolo a memorie preregistrate”.
“Accettare ciò che è ci pone in una condizione di vantaggio, ci pone nella nostra struttura interiore dove possiamo permetterci di edificare il nuovo; più cerchiamo all’esterno la corrispondenza e una pseudo-sicurezza e più ci allontaniamo dalla Verità interiore, più edifichiamo dentro di noi e più il mondo esterno si plasma al nostro cambiamento…”.
Dopo aver affrontato il tema della sofferenza e dell’Amore come due forze, alternative tra loro, a cui poterci affidare nei momenti di cambiamento, approfondiamo in questa puntata l’importanza della “Resa” e il suo significato animico ed essenziale, soprattutto in rapporto alla “Relazione” (con gli altri, con noi stessi, con il mondo, con la Vita…).
Lo facciamo attraverso la lettura di un’ispirazione di Hermes (che trovate qui) e il racconto di Yapos e Mel del Gruppo Altrove, con l’arricchente contributo degli ascoltatori che intervengono in diretta nel corso della puntata.
“Ci sono due Forze in questo piano duale di Realtà che si prestano ai cambiamenti che viviamo: l’Amore e la sofferenza.
Quest’ultima sembra essere per la moltitudine la strada prediletta, (…) spesso anche con una tangibile evidenza della verità si preferisce resistere, combattere e soffrire pur di non accettare quanto la nostra parte vera, la Vita stessa, ci mostra con estrema chiarezza.
Se siamo sinceri, se siamo umili riusciamo a vedere”… (*)
In questa puntata, approfondiamo ulteriormente il tema del contatto con l’Ignoto, in particolare con riferimento all’Ignoto che alberga dentro di noi e, di riflesso, nel mondo e negli Altri, che è il grande Ignoto che attrae ed aspira chi vibra nel desiderio di Conoscere se stesso.
Alle considerazioni di Yapos e Mel si uniscono quelle degli ascoltatori che intervengono telefonicamente nel corso della diretta radiofonica.
*
“La paura dell’ignoto distorce le nostre intuizioni trasformandole in associazioni mentali ripetitive, di natura rigide e contrapposte, sminuendo la nostra intima verità. Nulla che sia vero può essere rigido, statico o fisso. La Verità è sempre flessibile”.
“Questa stessa flessibilità appare all’uomo ordinario, congelato nei propri credi, come una minaccia. Egli ambisce e brama la sicurezza certa, fissa, simile ad un muro di pietra al quale appoggiarsi. La rigidità del passato conosciuto appaga quella paura così irrazionale e infondata che esiste nell’animo umano”.
“L’uomo ordinario, per puro conformismo, crede che ciò che sia fisso sia anche sicuro, e ciò che sia flessibile sia invece insicuro. E siccome la verità è vivente, al pari della vita, deve per forza essere flessibile. Ecco perché coloro che hanno paura dell’ignoto temono la verità, la luce e la vita. Credere che la flessibilità sia insicura è uno dei maggiori abissi di cui si nutre la nostra illusione”. … (*)
Ne parliamo in questa puntata attraverso le voci di Yapos e Mel, e degli ascoltatori che si uniscono in diretta sul tema.
“Tutto ciò che portiamo dentro preme per esprimersi. Ci sono numerosi ‘suggeritori’ che inducono a parlare, a dire un’infinità di cose, per lo più senza un reale senso, spesso solo sciocchezze.
Pensieri d’ogni genere e specie, emozioni, sentimenti, paure, timori, ansie, velleità, brame, appetiti e tanto altro sono stipati in noi come elefanti che corrono verso il portale della nostra espressione, della parola”.
“Tutto può uscire dalla nostra bocca se non c’è controllo cosxiente. Ogni sproposito esce dalla nostra espressione verbale senza un reale controllo su di noi”.
“Siamo spinti a parlare, siamo suggestionati a chiarire, a giustificare, a spiegare, a sapere, a predicare, a convincere, ecc., dimenticando che: la parola ha un gran potere sulla materia, e soprattutto sul corpo”. (*)
Ne parliamo in questa puntata de gli Altronauti, attraverso il racconto dell’esperienza di Yapos, a cui si uniscono gli interessanti stimoli degli ascoltatori che intervengono in diretta sul tema.
“Un gruppo è l’inizio di tutto: un gruppo di persone che cercano di vivere in modo più consapevole ha più probabilità di mantenere lo sforzo che la vita pone per Essere oltre l’ordinario”.
“Alcuni di noi sono più vigili, più responsabili, altri meno: ci aiutiamo l’uno con l’altro. Ma l’apparire di questa forma, di questa finalità deve essere riconosciuta, non imposta”.
“Come base di una relazione cosxiente, ogni membro deve conoscere e accettare se stesso innanzitutto. Ognuno deve sentire il bisogno del gruppo, di un mondo attraversato da un certo modo di pensare e di sentire” (*).
Ne parliamo in questa puntata de Gli Altronauti, attraverso le voci di Yapos e Mel, testimoni diretti dell’esperienza del Gruppo Altrove, a cui si uniscono le interessanti considerazioni degli ascoltatori che intervengono in diretta.
Oggi prendiamo ispirazione da uno scritto intitolato “Destino e Fato: lo Scopo“, tratto dal libro “Omeostasi Superior” (pagg. 199-202).
Al commento di Yapos e di Eva, si aggiungono le interessanti considerazioni degli ascoltatori che intervengono in diretta, ampliando la veduta panoramica sulle tematiche trattate, di natura essenziale. Buon ascolto.
In questa puntata diamo inizio ad un nuovo ciclo di letture estratte dagli scritti di Hermes, che sintetizzano e racchiudono le vive esperienze del Centro Altrove, impresse su carta nelle trilogie “Sintesi e Frammenti di Pensiero Vivente” e “La Sacra Realtà” [info qui].
Lo scritto di oggi, commentato da Yapos e Mel, s’intitola “Fiamme e Bracieri” ed è tratto dal libro “Metallurgia Metafisica” (pagg. 32-34).
Arricchiscono la puntata le interessanti considerazioni degli ascoltatori che intervengono in diretta. Buon ascolto.
In questa puntata continuiamo a parlare di Ricorrenza, Ricorsività e Risonanza, soffermandoci in particolare sulla possibilità di uscire dalla ripetizione di schemi e modelli di comportamento, che si esprime attraverso l’Autoattivazione come unione di Attenzione ed Intenzione (ispirati da questo scritto: https://seialtrove.altervista.org/attenzione-intenzione-autoattivazione-2-atto/).
Gli interessanti contributi degli ascoltatori arricchiscono il quadro esperienziale offerto dalla puntata.
“In questo particolare periodo storico, qualcosa di straordinario sta accadendo a coloro che con molta attenzione contemplano l’essenzialità di schemi, simboli, pattern, risonanze, sogni e sincronicità. Non si tratta di rivelazioni spirituali, e nemmeno di un risveglio tout court, ma dell’autoattivazione di uno strato più profondo di cosxienza che comunica con linguaggio simbolico, e ciò avviene attraverso un processo di presenza spontanea noto come ricorsività, modulato da particolari forze psichiche con cui l’individuo entra in risonanza…”.
Prendendo sputo da quest’ispirazione di Hermes (*), in questa puntata parliamo di Ricorrenza, Ricorsività e Risonanza, soffermandoci in particolare sui “pattern”, schemi di comportamento ripetitivi ed autoreplicanti su cui è modellata la nostra personalità “meccanica”.
La mappa non è il territorio; è l’esperienza diretta del territorio che attesta la veridicità della mappa… (…) Tutti i modelli mentali a cui accede l’uomo sono rappresentazioni astratte, immaginate in cosxienza: strutture logiche interpretate dalla mente analitica che le codifica attraverso immagini, simboli e proposizioni, e questi modelli non possono mai rappresentare o essere una verità assoluta.
Ne parliamo con Yapos e Mel del Centro Altrove, sulla scia della puntata precedente, accogliendo le interessanti considerazioni degli ascoltatori di Radio Cooperativa che intervengono in diretta.
“Nessun uomo è un’isola, siamo tutti parte di un vasto continente, in cui ognuno per muoversi consulta la propria “mappa personale”. In quest’ampio spazio d’esperienza esistono varietà e differenziazione, ma questo non ci rende separati, anzi, a ben vedere ci arricchisce.
Tuttavia, la “mappa personale” non è la totalità del continente e se l’uomo vuole davvero conoscere il territorio è chiamato ad esplorarlo, sperimentarlo, viverlo, esserlo…”. (*)
Ne parliamo in questa puntata, attraverso l’esperienza di Yapos e Mel del Centro Altrove, insieme agli ascoltatori che intervengono in diretta sul tema.
“Le Antiche Tradizioni ci ricordano che l’uomo ordinario è in uno stato di cosxienza completamente illusorio e predeterminato; affermano che l’uomo è schiavo delle sue stesse credenze, idealizzate e mai davvero indagate”.
“L’uomo moderno crede di essere libero, ma in realtà è una macchina biologica programmata e programmabile; è un automa completamente identificato con il suo corpo mortale, che lo determina con impulsi meccanici, impressioni, sensazioni, false percezioni, paure senza oggetto, memorie culturali e anche antropologico-culturali, che lo muovono come una marionetta senza fili”… (*)
Ne parliamo in questa puntata, attraverso l’esperienza di Yapos e Mel del Centro Altrove, accogliendo le impressioni ed i quesiti degli ascoltatori che intervengono in diretta.
“Se l’uomo non si risveglia alla sua vera Essenza, è destinato ad un determinismo sistemico e pressoché assoluto. L’individuo ordinario sarà completamente determinato e condizionato dai meccanismi dei sistemi di potere che, oltre la conoscenza esoterica, disponendo oggi di strumenti tecnologici ad altissima potenzialità, lo ridurranno ad un docile animale d’allevamento, o alla meglio, lo ammaestreranno come un fido cane da compagnia. E qui si apre una grande questione…”. (*)
Una questione di cui parliamo in questa puntata, attraverso l’esperienza di Yapos e Mel del Centro Altrove, accogliendo le impressioni ed i quesiti degli ascoltatori che intervengono in diretta.
“Parola e silenzio esistono in funzione l’una dell’altro: il silenzio può essere visto come il foglio bianco su cui si scrivono le parole, mentre la parola è lo strumento attivo per costruire relazioni nella direzione desiderata. Per questo è essenziale affinare la capacità di armonizzarsi con il ritmo che questi due aspetti complementari creano, così da coltivare relazioni sincere e autentiche, dove la comunicazione raggiunge un naturale equilibrio, simile a uno scambio di dare e ricevere”… (*)
Ne parliamo in questa puntata de Gli Altronauti, in cui le voci “altroviane” di Mel e Yapos si uniscono in dialogo a quelle degli ascoltatori che intervengono in diretta.
(*) Lo scritto di Hermes letto nel corso della puntata è stato pubblicato qui:
La Parola e il Silenzio – 1° Atto
La Parola e il Silenzio – 2° Atto
“Quando l’ignoranza mascherata dal falso sapere ci obnubila, quando i traumi della nostra infanzia rimangono irrisolti, quando seppelliamo sentimenti dolorosi rincorrendo noi stessi come fantasmi alienati nel mondo, non importa quanto successo, fama, potere o “illuminazione” abbiamo; gli “irrisolti”, dalla loro dimora oscura dell’inconscio, finiscono sempre per dettare il discorso e le azioni della nostra Vita. (…)”
“Il viaggio di Risveglio e Guarigione richiede grande Coraggio! Ci verrà chiesto di responsabilizzarci, di crescere e maturare, e di invitare alla luce della consapevolezza idealizzazioni e sentimenti atrocemente scomodi”.(*)
Ne parliamo in questa puntata de Gli Altronauti attraverso la testimonianza di Yapos e Mel, accogliendo le interessanti considerazioni ed esperienze portate in dono dagli ascoltatori che intervengono in diretta.
In questa puntata, traiamo ancora ispirazione dallo scritto “Amare è Creare“, ed attraverso le voci di Yapos ed Eva e degli ascoltatori che intervengono in diretta, approfondiamo il tema dell’Amore (essenziale) e della Creazione, insieme ai molti argomenti che emergono dal dialogo radiofonico, tra cui l’immortalità, la creatività, il Dono di sé, i limiti e le Possibilità che caratterizzano il nostro peregrinare nella dimensione di esperienza terrena… e molto altro ancora.
“Tutto acquista senso nella nostra vita ad una condizione: se consideriamo le cose che ci vengono incontro ogni giorno come stimoli per accrescere le nostre qualità di elaborare, accogliere ed amare tutto ciò che siamo e che ci circonda.
È da questo imparare ad accettare la Realtà per ciò che è, che si sviluppa l’impeto creativo di ogni essere umano che vuole vivere e rendere migliore il mondo dentro e intorno a sé”.(*)
“Qualsiasi cosa possiamo fare in una vita, un giorno comunque non ci sarà più; mentre chi, come e cosa saremo diventati ci seguirà nel grande percorso evolutivo dell’esistenza.
Il nostro vero Essere, lo Spirito in noi, porta in sé le tracce indelebili di come ha vissuto le sue molteplici esperienze di ogni vita. Questo, l’unico e importante elemento immortale che si sviluppa e si imprime attraverso la nostra esperienza consapevole.