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L’ENIGMA DI QUESTO MONDO – PARTE 3

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       Ciò che è inerente alla forza dell’essere si manifesta come divenire; ma quale sarà la manifestazione, le sue condizioni, l’equilibrio delle sue energie, l’ordinamento dei suoi principi dipende dalla coscienza che agisce nella forza creatrice, dal potere di coscienza che l’Essere libera da se stesso per la manifestazione. È nella natura dell’Essere poter graduare e variare i propri poteri di coscienza e determinare, secondo i gradi e le variazioni, il proprio mondo o il livello e la portata della propria rivelazione. La creazione manifestata è limitata dal potere a cui appartiene

L’ENIGMA DI QUESTO MONDO – PARTE 2

 – Continua dalla prima parte (clicca qui) – 


       Ma ancora, qual è lo scopo e l’origine della disarmonia? Perché questa divisione e quest’ego, questo mondo con un’evoluzione così penosa? Perché il male e il dolore devono insinuarsi nel Bene, nella Beatitudine e nella Pace divini? È difficile rispondere all’intelligenza umana rimanendo al suo stesso livello, perché la coscienza cui appartiene l’origine di questo fenomeno e per la quale esso è in qualche modo automaticamente giustificato in una conoscenza superintellettuale, è un’intelligenza cosmica e non un’intelligenza umana individualizzata; essa vede spazi più vasti, ha un’altra visione e cognizione e

L’ENIGMA DI QUESTO MONDO

Dopo una lunga pausa, riprendono le pubblicazioni di spunti tratti dagli scritti di Sri Aurobindo…


       Non si può negare, e nessuna esperienza spirituale lo negherà, che questo è un mondo non ideale e non soddisfacente, fortemente segnato dal marchio dell’imperfezione, della sofferenza e del male. In realtà, questa percezione è, in un certo modo, il punto di partenza della spinta spirituale – eccetto per quei pochi ai quali l’esperienza spirituale viene spontaneamente, senza esservi forzati dall’acuto, schiacciante, doloroso e alienante senso dell’Ombra che incombe sull’intero campo di questa esistenza manifestata. Rimane tuttavia il problema se questo, come alcuni sostengono, sia veramente il carattere

REALTÁ ONNIPRESENTE

Aurobindo giovaneUna volta ammesso il diritto del puro Spirito di manifestare in noi la sua assoluta libertà, e il diritto della Materia d’essere la forma della nostra manifestazione, dobbiamo trovare la verità che possa riconciliare questi apparenti opposti.
Nella coscienza cosmica, la Materia diventa reale per lo Spirito e viceversa. La Materia si rivela come la forma e il corpo dello Spirito; lo Spirito si rivela come l’anima, la verità e l’essenza della Materia. La Vita e la Mente si rivelano come aspetti e strumenti dell’Essere Cosciente supremo. Alla luce di questa concezione possiamo intravedere la possibilità di una vita divina sulla terra.
Il Brahman silenzioso e il Brahman attivo sono l’unico Brahman sotto due aspetti, e ciascuno è necessario all’altro. Le limitazioni che imponiamo al Brahman derivano da un’insufficienza d’esperienza nella mente individuale che si concentra su un solo aspetto dell’Inconoscibile e passa immediatamente a negare o denigrare tutto il resto.
È possibile per la coscienza, nell’individuo, entrare in uno stato in cui l’esistenza fenomenica sembra dissolta e perfino il Sé sembra diventare una concezione inadeguata. Ma questa non è la pienezza della nostra esperienza ultima, né la verità unica che esclude tutto il resto. Lo stesso Nirvana è compatibile con un’azione priva di desiderio e tuttavia efficace.

IL DESTINO DELL’INDIVIDUO

destino-coattoUna Realtà onnipresente è la Verità di ogni vita ed esistenza; e in tutte le sue espressioni, infinitamente mutevoli e perfino costantemente opposte, la Realtà è una e non una somma di cose.  Brahman è l’Alfa e l’Omega — è l’Unico oltre il quale nient’altro esiste.
Quest’unità, nella sua natura, è indefinibile; non esiste esperienza che possa limitarLo, non esiste concezione che possa definirLo.
Se nella fretta di arrivare all’Unità identifichiamo la Realtà con qualche stato d’essere, escludendo tutto il resto, non arriviamo a una vera unità, ma a una divisione nell’Indivisibile. Poiché anche il Molteplice è il Brahman. Tale fu l’esperienza degli antichi rishi vedici. Fu un’impazienza del cuore e della mente che cercò più tardi l’Uno per negare il Molteplice.
Brahman è entrato nella forma per godere della Sua manifestazione nella coscienza fenomenica. Brahman è in questo mondo per rappresentare Se stesso nei valori della Vita. La Vita esiste in Brahman per scoprire in sé Brahman. E il compimento dell’uomo consiste nel realizzare Dio nella vita; pur partendo da una vitalità animale, il suo obiettivo è un’esistenza divina.
La vera legge dell’autorealizzazione è una comprensione progressiva.  Così come Brahman riunisce a un tempo molti stati di coscienza, anche noi, manifestando la Sua natura, dovremmo abbracciare ogni cosa. Per quanto in alto possiamo salire, saliamo male se dimentichiamo la nostra base. Se, nella nostra attrazione verso lo Spirito, rifiutiamo la Mente e la Materia, non potremo realizzare il Divino integralmente, né soddisfare le condizioni della propria manifestazione di Sé.

L’ORA DI DIO

Phoenix_NebulaVi sono momenti in cui lo Spirito abita tra gli uomini ed il Respiro del Signore aleggia sulle acque del nostro essere; ve ne sono altri nei quali si ritira e gli uomini vengono lasciati agire con la forza o nella debolezza del loro egoismo. I primi sono periodi nei quali anche un piccolo sforzo produce grandi risultati e cambia il destino; i secondi quelli in cui anche un grande lavoro porta scarsi risultati. E’ vero forse che gli ultimi sono preludio per i primi; forse l’alito del sacrificio che sale fino al cielo fa scendere la pioggia della bontà di Dio. Infelice è l’uomo o la nazione che al giungere del momento divino è addormentato o impreparato a riceverlo, perché la lucerna non è stata alimentata per accogliere l’ospite e le orecchie sono sorde al suo richiamo. Ma guai a coloro che pur essendo forti e pronti sprecano la loro forza o fanno cattivo uso del momento; vanno incontro ad una perdita irreparabile o ad una grande distruzione.
Nell’ora di Dio monda la tua anima da ogni autoinganno, da ogni ipocrisia e da ogni vano autocompiacimento per poter vedere chiaramente nel tuo spirito e udire la sua chiamata. Tutta la falsità della tua natura, una volta protezione dallo sguardo del Maestro e dalla luce dell’ideale, diviene ora uno squarcio nella tua armatura e ti espone ai fendenti. Se anche vinci per un momento è peggio per te, perché il colpo può giungere in seguito ed abbatterti nel mezzo del trionfo. Piuttosto restando puro scaccia ogni paura

L’ASPIRAZIONE UMANA

Aspirazione umanaLa più alta aspirazione dell’uomo si è sempre incentrata nella ricerca del Divino, della perfezione, della libertà, della verità e della gioia assolute, dell’immortalità. Questa ricerca sembra costituire l’elemento più essenziale della natura umana, e sopravvive anche ai più lunghi periodi di scetticismo.
Sebbene vi sia una palese contraddizione fra questa aspirazione e la condizione umana attuale, che è basata sull’imperfezione, la mortalità, la schiavitù a certe necessità meccaniche, ciò non costituisce un argomento finale contro la sua validità. Le contraddizioni fanno parte del metodo della Natura.
Questa aspirazione può essere realizzata grazie a una rivoluzione individuale, oppure per mezzo di un processo evolutivo generale.
I problemi dell’esistenza sono fondamentalmente problemi di armonia.
Armonizzare il principio vitale con la materia inanimata è stato il primo problema evolutivo che la Natura si è trovata di fronte e che cerca di risolvere sempre più efficacemente; la sua soluzione definitiva consisterebbe nella creazione di un corpo fisico libero dal decadimento e dalla morte.

IL RIFIUTO DEL MATERIALISTA

Con questo breve scritto, vi presentiamo il secondo episodio della rubrica  La Vita Divina, che prende il suo nome dall’opera omonima di Sri Aurobindo, valida ispirazione per un percorso di educazione integrale come quello che cerchiamo concretamente di fare ad Altrove (leggi qui il primo episodio).


Le due negazioni:
il rifiuto materialistico

Se lo Spirito si è involuto nella Materia, ne consegue che la Materia è una forma dello Spirito. Questi due termini — Materia e Spirito —, lungi dall’essere avversari inconciliabili, sono i due estremi dell’Essere; e, per giungere alla riconciliazione, occorre riconoscere una serie di termini ascendenti che li collegano: la Vita, la Mente, la Sopramente (e i vari piani intermedi).

Se invece affermiamo soltanto l’esistenza di un puro Spirito e di una Energia meccanica, chiamando l’uno Dio o Anima e l’altra Natura, il risultato inevitabile sarà che negheremo l’Anima, considerandola un’illusione dell’immaginazione (ed è il rifiuto del materialista), oppure ci alieneremo dalla Natura, considerandola un’illusione dei sensi (ed è il rifiuto dell’asceta). Ma in queste sterili contraddizioni la mente umana non può rimanere soddisfatta; essa cercherà sempre la riconciliazione degli opposti, cogliendo l’unità ultima senza negare l’energia del molteplice che la esprime.

LA VITA DIVINA

Opera di Aghni, artista poliedrico, guida e fondatore del Gruppo Germoglio (www.gruppogermoglio.it).

Opera di Aghni, artista poliedrico, guida e fondatore del Gruppo Germoglio (www.gruppogermoglio.it).

In questa sezione ci proponiamo di presentarvi alcuni passi di un’opera, La vita divina di Sri Aurobindo, che può aiutare non poco a far comprendere quali sono i sentieri per una Vera educazione integrale che ispirano il nostro cammino ad Altrove. Viene naturale quando si parla di Sri Aurobindo porsi una domanda: è realmente possibile sondare i piani della creazione con una tale maestria e perfezione di visione e dettagli? Trascrivere con il limite che impone la parola scritta il funzionamento e la conoscenza della Macchina Divina? Leggere Sri Aurobindo è come immergersi e sondare nello stesso tempo le profondità buie dell’umana Natura e le altezze luminose della Suprema Coscienza. Il lavoro qui proposto e condiviso è una sintesi dei due volumi The Life Divine di un’opera di circa 1100 pagine, in cui Sri Aurobindo offre una trasposizione in termini, per cosi dire, intellettuali della propria Esperienza. Dalla lettura emerge viva, se pronti, una tangibile esperienza vissuta, toccata con la propria Sostanza e non un vano sapere.

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