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COSCIENZA INTERIORE E COSCIENZA ESTERIORE

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Ci sono sempre due diverse coscienze nell’essere umano: una esteriore in cui di solito egli vive, l’altra interiore e nascosta di cui non sa nulla. Quando si pratica la sadhana, la coscienza interiore comincia ad aprirsi, si diventa capaci di interiorizzarsi e di avere interiormente ogni sorta di esperienze. A mano a mano che la sadhana progredisce, si comincia a vivere sempre più in quest’essere interiore, mentre quello esteriore diventa sempre più superficiale. All’inizio la coscienza interiore sembra essere il sogno e quella esteriore la realtà di veglia. In seguito, la coscienza interiore diventa la realtà e quella esteriore è sentita da molti come un sogno o un’illusione, oppure come qualcosa di superficiale e di esterno.
La coscienza interiore comincia a divenire un luogo di profonda pace, luce, felicità e amore, di vicinanza al Divino o di presenza del Divino, di presenza della Madre. Si è allora consapevoli di due coscienze: una interiore e un’altra, esteriore, che dev’essere trasformata nella sua controparte e divenire un suo strumento; anche questa deve diventare piena di pace, di luce, di unione con il Divino.
Attualmente passate alternativamente dall’una all’altra e tutte le sensazioni che provate sono assolutamente naturali. Non dovete affatto preoccuparvi per questo, ma aspettare il pieno sviluppo della coscienza interiore in cui un giorno vivrete.

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Sri Aurobindo
da Lettere sullo Yoga, Quarto Volume, Edizioni Arka Milano – vedi libro qui

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