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LO SCOPO DELLO YOGA [PARTE II]

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Il mondo è un movimento di Dio nel Suo stesso essere; noi siamo centri e nodi della coscienza divina che comprende e sostiene il processo del Suo movimento. Il mondo è il Suo gioco in cui gioisce di Se Stesso, Egli che è il solo ad esistere, libero, infinito e perfetto; noi siamo le moltiplicazioni di quella gioia cosciente, catapultati nell’esistenza per essere i Suoi compagni di gioco. Il mondo è una formula, un ritmo, un sistema di simboli che rivela Dio a Se Stesso nella propria coscienza; non ha una realtà materiale perché esiste solo nella Sua coscienza e nella Sua espressione. Noi, come Dio, siamo nel nostro essere interiore la Realtà espressa e nel nostro essere esteriore termini di quella formula, note di quel ritmo, simboli di quel sistema. Facciamo in modo di assecondare il movimento di Dio; giochiamo il Suo Gioco; interpretiamo la Sua formula e suoniamo la Sua armonia; esprimiamoLo in noi stessi nel Suo sistema.

LO SCOPO DELLO YOGA

Lo scopo del nostro Yoga è la perfezione di Sé e non lʹannullamento di Sé.
Esistono due sentieri che lo Yogin può percorrere, quello del ritiro dall’universo e quello della perfezione nell’universo; il primo è il risultato dell’ascetismo, il secondo si compie attraverso tapasya; il primo ci accoglie quando ci lasciamo sfuggire Dio nell’Esistenza, il secondo è compiuto quando perfezioniamo lʹesistenza in Dio. Che il nostro sia il cammino della perfezione e non della resa; che il nostro scopo sia la vittoria nel combattimento e non la fuga da ogni conflitto.

Buddha e Shankara ritennero il mondo fondamentalmente falso e miserabile, perciò la fuga dal mondo fu per loro lʹunica forma di saggezza. Ma questo mondo è Brahman; il mondo è Dio; il mondo è Satyam; il mondo è Ananda; è solo la nostra errata interpretazione del mondo, filtrata dall’egoismo mentale, ad essere una falsità e la nostra relazione sbagliata con Dio nel mondo ad essere fonte di sofferenza. Non esiste altra falsità, né altra fonte di dolore.

RIFLESSIONI SUL KARMA… COL ‘CAPPA’ [PARTE II]

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E dove è più l’uomo, il libero uomo che assurge e si purifica e migliora, se ogni volta che paga, una stimmata nuova e profonda si riproduce nella camera oscura e misteriosa dell’anima sua in attesa di ripetere come creditore ciò che oggi ha mostrato di restituire?

Modello di orologio a ricarica automatica, questa psicologia non trova comprensione in noi, che della ascensione di noi stessi per volontà efficace facciamo un assioma indiscutibile. Il destino è più largo, più logico, più comprensibile, anche dinanzi al lumicino della ragione volgare che lo traduce con l’atavismo, quando atavismo vuol dire eredità psichica ed eredità degli elementi fisici costituenti il corpo saturniano e grave dell’uomo vivente della eredità generatrice.

Un’anima che si disincarna, per quanto eterea, conserva gli elementi sublimati del suo corpo fisico che lascia, e psichicamente conserva la memoria latente

RIFLESSIONI SUL KARMA… COL ‘CAPPA’

Dalla disuguaglianza animica, la mutabilità del destino. Il destino plastico dei pagani e degli iniziati oggi, con un barbarismo di moda, si chiama karma. La lettera K non è latina né italiana.

È spiegata la parola in occidente con lavorio di analisi proprio alla psicologia orientale. La sintesi latina faceva del Destino un dio allegorico figliuolo del Caos e della Notte: e nella mente larga e comprensiva del mitologo, dava con due tratti le sembianze alla fatalità di vite e di vicende umane.

Il corollario di un teorema dimostrato è vero se non esce dai limiti della dimostrazione che lo precede. Ogni vita, come ogni avvenimento, ha il suo epilogo inappellabile, perché ogni vita, come ogni avvenimento, è un teorema che si presenta sotto l’aspetto di un romanzo e là vita resurrettiva ne è l’epilogo. La parola in questa nostra esistenza è il fatum inviolabile, non trasgredibile, di ciò che fummo prima. Da forfaris, parlare o pronunziare, fatum è la parola detta che nessun dio ha la potestà di cancellare. L’onnipotenza di ogni qualsiasi nume, di qualunque cielo religioso, è impotente a cancellare il passato. L’avvenire

LE CERTEZZE DELLO YOGA

Nelle profondità si celano ulteriori profondità, nelle altezze unʹaltezza ancora maggiore. Lʹuomo giungerà più velocemente ai confini dell’infinito che alla pienezza del proprio essere, poiché quell’essere è lʹinfinito, è Dio.
Aspiro ad una forza infinita, ad una conoscenza senza limiti e ad una gioia infinita. Potrò mai ottenerla? Si, ma la natura dell’infinito è non avere fine.
Perciò non puoi dire io la ottengo, ma piuttosto io la divento. Solo così lʹuomo può ottenere Dio, diventando Dio.
Prima di giungere a divenire Dio lʹuomo può entrare in relazione con Lui. Entrare in rapporto con Dio è Yoga, lʹestasi più grande e lʹoccupazione più nobile.

LA NEUTRALITÀ PERFETTA DELL’HERMES [PARTE II]

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[…] Nello spiritismo, di cui tutti più o meno siete un po’ infarinati, nel maggior numero dei casi la medianità scrivente non riesce che ad accumular chiacchiere, poiché i pretesi medi non so­no neutri e, con o senza stato ipnotico o di trance, mescolano novantanove parti di piombo della loro mentalità cosciente o incosciente a un centesimo di oro ermetico.
Spesso poeti, improvvisatori, romanzieri, sono i più perfetti medi appunto perché conservano la loro neutralità: credendo di far cosa di arte dilettevole, non si preoccupano di ciò che scrivono o cantano e lasciano parlare integralmente l’ermete loro.
L’aspetto delle cose che colpiscono i nostri sensi, benché costante alla fotografia, nella riproduzione delle tinte varia col variar della luce. In noi, che abbiamo naturalmente un meccanismo di riproduzione superiore al semplice obiettivo fotografico, l’aspetto delle cose varia non solo

L’INCONTRO CON ME STESSO

Fiorente è il mio desiderio
di fondermi amabilmente
in una festa di pace
Tra le pieghe della mia vita
l’anima si nutre di emozioni

LA NEUTRALITÀ PERFETTA DELL’HERMES

Se studio un problema di geometria o percepisco una ragione riposta che armonizza due cose apparentemente contrarie, sono il senno penetrativo di Ermes.
Sono sempre io e sempre uno.
Ora una cosa sola è provata dalla esperienza: quando l’uomo è sano di corpo, senza appetiti, senza desideri, in pace con se stesso, in pace con i suoi simili e con le cose che lo circondano, è nella pienezza del suo potere giudicante. La neutralità dell’uomo di fronte allo spettacolo del mondo obiettivo lo avvicina alla verità immutabile delle immagini sensazionali che lo colpiscono, perché le appariscenze neutre delle cose del mondo sono concepite attive o negative secondo lo stato neutro, attivo o passivo dello spettatore.
Che cosa voglio intendere per neutralità? aiutatemi con la vostra penetrazione ermetica a spiegarmi: Le cose non soggette a mutare l’aspetto loro perché considerate senz’anima e senza passioni, sono costanti per natura loro (neutre) nell’apparenza che colpisce i nostri sensi. Se a questa immobilità ipotetica della loro struttura, l’uomo contrappone uno stato di concezione o percezione sensitiva senza desideri, cioè senza turbamento di quegli stessi sensi

MANIFESTO PER LA NUOVA ERA

 

L’individuo è un potente arcano dell’Essere Universale; nel piano d’esperienza umana quale “consapevolezza incarnata” ne è l’accento, l’appoggio e il fulcro di tutte le Sue operazioni.
 Man mano che l’individuo cresce in cosxienza, visione e conoscenza, e in tutti i poteri e qualificazioni divini, diventa sempre più consapevole dell’universale in se stesso, senza per questo perdere la consapevolezza di sé nell’universalità e del proprio passato, che non è cominciato e non finisce con un singolo corpo-veicolo transitorio, ma si apre a imprevedibili realizzazioni e compimenti futuri.
 Se uno Scopo dell’Universo è diventare cosxiente di sé attraverso la nostra nascita per possedere il proprio essere e fruirne, ebbene questo avviene attraverso il perfezionarsi dell’individuo che, ampliando la propria cosxienza, si rende simile all’Universo stesso.

In questo eterno giuoco cosmico l’uomo è il campo, lo spazio d’esperienza in cui l’eterna lotta dei due corsi di energie procede incessantemente con un’alternanza di attrazione e repulsione, sconfitta e vittoria; oppure è la totalità integrata e creativa entro cui le due polarità, nell’ente individualizzato, alternando gli equilibri in tonale armonia, contribuiscono all’attività della totalità creativa del divino Piano dell’Universo.
 Nella prima delle due condizioni, l’uomo opera come un essere sottomesso e condizionato dalle leggi di natura, e la sua vita e la sua esperienza oscillano tra alto e basso, vero e falso, interno ed esterno, individuale e collettivo, vita e morte, rinascita e ancora una volta morte; il motivo predominante in questo spazio d’esperienza è “azione condizionata e istintiva”.
 Nel secondo caso l’uomo, individualizzato, è un essere condizionato dallo Spirito, operatore attivo dell’espressione del Destino, eppure profondamente radicato nello Spazio silenzioso dell’Opera.


SEMI DI UN MONDO FUTURO

Sento che siamo alla  soglia di una nuova era e che ora abbiamo bisogno, più che altro, di un nuovo approccio alle relazioni umane e all’organizzazione sociale.

Abbiamo bisogno di un approccio planetario, abbiamo bisogno di un approccio sintetico.

Abbiamo bisogno di qualcosa in cui l’individuo impari la propria funzione nel mondo perché se devi avere un mondo globale, l’individuo deve essere così ben radicato nella propria identità che può permettersi di cooperare con altre persone in tutto il mondo, indipendentemente dalla loro cultura, razza, tradizioni e così via. È molto importante, quindi, che uno debba imparare a stabilirsi nella propria identità.

Abbiamo bisogno di un nuovo tipo di essere umano.
Abbiamo bisogno di qualcosa che non si basi più, tanto, sul conflitto, ma su una piena accettazione dell’essere umano totale

LA PASSIONE PER LA… MEDITAZIONE

Simile ad un incanto avvertii l’incessante desiderio
di rivolgermi al messaggio spirituale meditativo
Proveniente dalla divina creazione: chi sono io?
Senza il tuo amorevole amore non mi sento giulivo

Mi rispose che il suo nome è come il mio e risiede nel mio cuore
palpita, respira e gioiosamente celebra l’esistenza

L’OCCASIONE UMANA

«Agli uomini in costante yoga che Mi adorano senza pensare ad altro, apporto sicurezza e protezione».

Bhagavad Gita, IX, 22

Su questa terra e non fuori di essa dev’essere trovata la suprema Divinità; è qui che la natura divina dell’anima dev’essere sviluppata partendo dall’imperfetta natura fisica umana per scoprire, mediante l’unità col Divino, l’uomo, l’universo e l’intera verità dell’essere, per essere vissuta e farne una visibile meraviglia. In tal modo si completa il lungo ciclo del nostro divenire e si giunge allo scopo supremo.