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EVOLUTION FAST-FORWARD

Nel corso della mostra itinerante L’ARTE COME SCIENZA che si terrà a Torreglia il 26, 27 e 28 Aprile (leggi il PROGRAMMA COMPLETO qui) si potrà assistere alla proiezione del video Evolution Fast-forward (in italiano, “Evoluzione accelerata”).

Si tratta di una produzione di Auroville dedicata all’esperienza pionieristica di Sri Aurobindo e della Madre, che fornisce un modo contemporaneo di presentare alle nuove generazioni gli insegnamenti di questi due “visionari”, con uno stile narrativo che utilizza simboli universali e rende facile la comprensione della loro visione del mondo.

Suddiviso in tre parti, il documentario espone dapprima, in un modo comprensibile anche a chi non li conosce, il Lavoro e la Visione di Sri Aurobindo e di Mère, dedicato alla conoscenza e all’evoluzione dell’Essere Umano, illustrando cosa siano la crisi evolutiva, le due negazioni e la sintesi di Coscienza e Forza.

Nella seconda parte, attraverso una presentazione grafica animata altamente coinvolgente, viene offerta un’ampia panoramica della psicologia, della cosmologia e della pratica trasformativa dello Yoga integrale ai fini di una trasformazione psichica, spirituale e supermentale.

Nella terza parte, vengono esplorate dettagliatamente le parti psicologiche dell’essere umano mappate da Sri Aurobindo e Mère: insegnamenti che costituiscono la psicologia dello Yoga integrale e che possono avere una pratica utilità nella vita quotidiana.

Siamo allora lieti di invitare tutti i curiosi a Torreglia, a L’ARTE COME SCIENZA, presso la SALA POLIVALENTE comunale di Via Vittorio Veneto, 7 – SABATO 27 APRILE 2019.

LA SCALA

“All’interno di una scala di relatività ogni essere umano occupa un gradino diverso corrispondente al suo grado di identificazione con l’anima piuttosto che con la personalità. Qualcuno è più vicino a essere un’anima, qualcun altro è quasi solo un guscio di carne”.

Hermes

IL FURTO DEL DEBITO PUBBLICO E… I BUONI INVESTIMENTI

Non siamo soliti sul nostro sito dare voce a contenuti di denuncia, ma in questo caso facciamo un’eccezione. Vi segnaliamo questo intervento di Guido Grossi, ex dirigente di BNL, in merito alla truffa del debito pubblico e ai… buoni investimenti. Tematiche che ci riguardano molto da vicino. Ad ognuno la sua interpretazione (e la possibilità di commentare in coda al post).

L’eccellenza gnostica si esprime pienamente al pari del mondo finanziario nel saper sviluppare ottimi investimenti. Da sempre la tradizione perenne investe sull’unica tecnologia immutabile, l’uomo.

Hermes

 

(video tratto dal canale YouTube di ByoBlu)


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DI ALZHEIMER. UN MATEMATICO CHE CONOSCE L’ASPIRINA

Siamo lieti di omaggiare anche voi lettori d’Altrove di questo prezioso e grazioso scritto di Umberto Riva, nostro amico e illustre matematico, che non è di carattere scientifico ma di natura intuitiva.

“Questo percorso consiste nel premere il palmo della mano del paziente in punti diversi”. Mi diceva Marisa, bergamasca della Valbondiona sopra la Val Seriana. Marisa, a quel tempo, faceva volontariato in un centro per sofferenti di Alzhheimer giusto a Bergamo (direi al Negri).
La curiosità mi è sempre stata compagna. Andai quindi, una volta tornato a Vicenza, a suonare al cancello del professore Porro, che ci ha lasciati un bel po’ di tempo fa, su in una villa a Monte Crocetta, villa allestita per un Day Ospital riservato a sofferenti della malattia di Alzheimer.
Conoscevo il professor Porro per un suo libro sull’argomento che certamente non parlava di molto ma non di palpeggiamento alla mano dell’infermo. Fu gentile il Professore. Ascoltò il perché della mia visita e da cosa fu suggerita oltre, si intende, alla mia curiosità. Mi parlò moltissimo ed ascoltai. Ne fui esilarato. Ma il massimo gradimento lo raggiunsi quando mi invitò a visitare la villa, le sale, vedere gli ospiti.
Gli ospiti. Ne fui allibito.
Potei riconoscere personaggi noti nel panorama vicentino. Erano, furono importanti nell’ambito della propria attività. Notai, commercialisti, docenti. Professionisti tanti professionisti. Qui non vorrei dire che in mezzo non ci fosse qualche idraulico o contabile di banca o qualche signora Maria, anche se poco ci credo.
Siccome nella mia testa si andava delineando una idea, avvicinai un paio di pazienti in funzione di una precisa domanda ovvero se “Intellettualmente” oltre alla loro materia mai ad altro si fossero interessati. Il più esauriente fu un notaio col quale ci si dava del tu in quanto conoscevo non solo per la sua professione ma anche perché fummo a scuola assieme al Patronato dai preti. Non afferrò subito il senso della domanda e non per colpa dell’Alzheimer. Non si orientava sul valore di quell’intellettualmente.
Si lui aveva interessi oltre lo studio notarile. Andava a concerti, a serate di poesia, a visitare luoghi e musei a gallerie d’arte.
Ecco, il suo interesse consisteva nel guardare e nel sentire.
Chiesi se mai avesse pensato di suonare il violino, al che seppi che la nonna, quella cara signora dai capelli candidi con la veletta ed occhialini cerchiati d’oro appesi al collo da una fine catenina d’oro, lo aveva, quand’era piccolo, spinto proprio verso il violino. Lui però, seguendo le orme paterne e del nonno, si dedicò alla giurisprudenza, quindi alla professione notarile. In toto.
“Perché mi chiedi del violino?”.
Velocemente illustrai il senso del mio dire; ascoltare la Mutter che interpreta qualche sonata di Mendhelson è piacevole è remunerante, ma l’esecuzione viene da una interpretazione della artista di quella artista o, al caso se non della Mutter, di altra interprete. Esecuzione figlia di un rifacimento della sonata, rifacimento che sarebbe mutato ogni volta avesse eseguito quel pezzo ricreando toni dettati dallo stato d’animo, dal luogo, dalla posizione della luna in cielo. La Mutter creava come lui creava un rogito, ché se i rogiti sembrano tutti uguali in realtà non è così. Vedi, gli andavo dicendo, Einstein suonava il violino, ed era uno scienziato, suonava il violino interpretando i suoi pensieri al di fuori ed al di là della relatività. Io nel mio piccolo, scrivo poesie e strani racconti, dipingo e lavoro la creta, così come scrivo e propongo teorie matematiche. Io ed il signor Einstein siamo creativi, intellettualmente produttivi al di fuori del nostro mestiere, della nostra scienza.
L’amico mi guardò in maniera strana. Non so se turbato o perplesso.

Ed intanto le mie rotelline giravano vorticosamente.
Immagini mi si configuravano nella mente. Visioni di ciò che avrebbe dovuto essere, pensiero, solo puro pensiero.
L’immagine più insistente presentava una stanza con due porte alle estremità. Erano porte opposte in una stanza vuota. Chi entrava da una porta usciva dall’altra proseguendo in via rettilinea. Il pavimento si consumava sotto i piedi, sotto le scarpe di chi passava, ma solo lungo quella striscia che rappresentava quel rettilineo tragitto. Il resto, tutto il resto del pavimento era intatto, era inusitato, era nuovo e nuovo restava. Pensavo allora che in quel momento le piastrelle di rivestimento si fossero consumate, ma solo quelle del passaggio, e per aggiustare il tutto bisognasse rifare l’intera stanza anche se buona parte di questa era integra.
I neuroni, i neuroni, i neuroni.
Quei neuroni, quei milioni di neuroni chiamati ad operare per ottenere rogiti di eccezionali contenuti perché lui, notaio, doveva produrre solo eccellenze.
Milioni di neuroni attivati all’uopo, milioni di neuroni in mezzo a miliardi appassiti inoperanti. Un milione di neuroni destinati allo stress al consumo alla fine in un mondo inutilmente inutilizzato.
Mai si dice tutto ciò che si pensa, così al professore Porro avrei dovuto scrivere, anche se, credo, in realtà lo feci. Purtroppo in quella mia, mi limitai ai ringraziamenti, che realmente erano di cuore evidenziando la cordialità che sembrava, e lo feci noto, ispirata dalla necessità di parlare di questo argomento con persona non addetta ai lavori.

Le rotelle, quelle mie cigolanti rotelle, nel frattempo continuavano a girare. Stavo per addentare qualche conclusione quando il Professore mi invitò per un nuovo incontro. Non fu per quanto mi auguravo. Era sì rimasto affascinato dalle mani e da quella tecnica, e se n’era informato ed in vero ringraziava per la notizia. Ma si parlò d’altro.
Approfittai del caso per farmi un altro giro in Villa, senza ricorrere ad interviste, ma solo per sguardi e rumori.
Una cosa che in precedenza non ebbi a notare fu la mancanza di musica. Questo fece modificare, anzi arricchire quelle mie deduzioni ed oltre le deduzioni.
Mai si deve lasciare appassire i neuroni. Bisogna solleticarli usandoli creativamente. Non la conoscenza passiva. Ma Interpretare la conoscenza attivamente e in continuazione.
Come?
Fare della prevenzione istruendo chi riconosce la validità della istruzione.
Lo so! So che la massima parte della gente non vorrà capire perché non vuol sapere, ma è altrettanto difficile che tra quella gente ci sia qualcuno che venga colpito dall’Alzheimer.
Dal momento però che a priori non si potrà stabilire se uno scolaro sarà un “pensante” od un “andante”, si darà a tutti il beneficio di superiorità. La cultura, o quella che tale si definisce, è quella che porta l’umano alla creatività, è e dovrà essere Umanistica. Chi la coglie metterà e terrà in movimento una buona parte di neuroni.
Quando si sarà superata una certa età, non per tutti la stessa, ma ben lontana dalla giovinezza, la cura, se così la vogliamo chiamare, quella preventiva, la culturalcreativa, è inapplicabile quindi non serve. I defunti neuroni non sono Lazzaro. Allora gli alzheimeriani non avranno via di scampo? Ci sono le vitamine e tutte quelle pasticche amatissime dai medici.
Oppure? La mia testa suggerisce qualcosa di diverso? La mancanza di musica in Villa suggerisce? Quando c’è musica la si deve sentire. Il sistema auditivo sempre in funzione, capterà volente o nolente i suoni che si trasferiranno al cervello.
Cosa dicono le mie rotelline? Quei suoni non debbono rimanere inerti. Saranno docenti, insegneranno ad auto analizzarsi. In teoria musica e simmetrie musicali potranno essere guide importanti e per la docenza e per l’apprendimento. Le simmetrie di Bach sono significanti ed importanti. Ma la musica, quella fatta in casa si accontenta anche di un semplice “la…. la…. la……” purchè non sia il solito “la…. la….la….”. I versi aulici di Pitagora è inizio di poesia, come i tagli sulle tele di Fontana è già arte figurativa. Il mio medico di base restaura mobili antichi. Non è un impegno creativo ma di ricerca, cercare materiali che siano all’altezza per un risultato, se vogliamo, creativo.

Nella maniera più leggera “far pensare agli altri essendo più comodo” a pari passo procede il consumo neuronico, sicché niente si consuma di ciò che non si usa. A questi, agli inerti del cervello, l’Alzheimer certamente non graverà.
Da giovani, dal tempo in cui la mente era aperta a tutto, allo studio. Studiare e pensare, pensare e studiare. Ogni ordine scolastico è coinvolto e sempre dovrà esserlo. In primis, in via essenziale ed insostituibile gli studi umanistici. Saper di greco e di latino. Ciò per coloro che abbracciano facoltà classiche e per coloro che percorrono gli studi scientifici anzi proprio negli scienziati la fantasia è necessità per essere creativi.
È un percorso per poter “essere” perché se non tutti, certamente buona parte dei neuroni saranno con noi. L’elasticità mentale è fondamentale per l’igiene del cervello che sappia di pulito.
Il percorso di pensiero, fino da giovanissimi, è indispensabile in quanto non ci sarà alcun dopo senza l’esistenza di un prima, perché nel dopo c’è solo inaridimento.
Questo ho scritto per non arrivare all’Alzheimer.
Ma c’è qualcosa per il dopo?

L’idea della musica. Le tecniche che divengono note, le note che divengono tecniche.
Le geometrie che si esprimono. I panorami di Rieman. Le curve di Plank. Sono musica. Le simmetrie ed i richiami. Come Mozart diciassettenne potè riscrivere mnemonicamente la “Alleluia di Allegri” cantata a nove voci che si poteva eseguire a Pasqua solo una volta all’anno in Vaticano dov’era conservato l’unico spartito, se a guidarlo non fossero stati i richiami delle simmetrie?
Cominciai così un percorso di matematizzazione ove il pensiero, il mio pensiero tracciava vie diverse da quelle definite da matrici costruite su teorie diverse, talmente diverse da proporre l’ignorare dell’immenso bagaglio algebrico e matematico in generale.
Il mio cervello evitava incroci con scienze note proponendosi come un “nuovo cervello”, una mente appena nata desiderosa di esprimersi e di fare.
La matematizzazione del nuovo, mi si offriva sciorinando sequenze algebriche apparentemente improprie.
Alla fine di uno di questi percorsi, volli esperimentare, ciò ben sapendo che di percorsi scrivibili ne esistevano tanti, molti forse incalcolabili quanto indefinita ed indefinibile è la mente umana. Ma, anche per curiosità di certo per un fattore psicologico, volli testare il percorso numero uno, ovvero quello a cui attribuii il numero uno.
L’avvio consisteva nel concentrarsi sul percorso attribuendo note e note ed altre note, come pietre nelle antiche vie consolari. Era cosa piacevolissima, direi talmente spontanea da provocare l’accantonamento della precedente, delle precedenti coscienze. Se volevo tornare al “fu”, dovevo abbandonare lo “adesso” ed ogni altra costruzione. La cosa risultava estremamente facile, oltre, come dissi, gioiosa.
Dopo qualche tempo, breve tempo, mi fermai. Analizzai avvenimenti e contenuti. Chiusi gli occhi, chiamai a raccolta i pensieri.
Mi trovavo a seguire due metodologie, arrivando per ognuna a conclusioni diverse, talmente diverse da rendersi irriconoscibili.
Mi dissi allora! Che cavolo sto facendo!
Mi sono creato un altro cervello. Questa non è cosa buona, questo non è etico (di quella pura etica di cui solo un agnostico può godere).
A guarire gli ammalati di Alzheimer ci pensino i medici con le loro vitamine e la loro chimica.
Distrussi il disco fisso e quella scienza matematica.

 

Umberto Riva

ROSANNA ZAVATTIERO: BIOGRAFIA ARTISTICA


Nata a Vò (Pd) nel 1961.
Ha frequentato il Liceo Artistico, che per motivi familiari non ha proseguito.

Considera la pittura un hobby.
Sente il bisogno di trasferire su tela ciò che la colpisce maggiormente, come le luci e le ombre che catturano particolarmente la sua attenzione.

 

 

 


Alcune delle sue opere su tela:

I MISTERI DELL’ARCHITETTURA SACRA DI PADOVA: TOUR E SEMINARIO CON MICHELE PROCLAMATO

Il Centro di Pedagogia Evolutiva “Sei Altrove”
è lieto di presentarvi:

“I misteri dell’Architettura Sacra di Padova”
“Storia dell’Architettura Sottile”
– Tour guidato e seminario con Michele Proclamato –


ITINERARIO DEL TOUR:

  • Prato della valle – Basilica di Santa Giustina – Basilica di Sant’Antonio
  • Passeggiata fino a Caffè Pedrocchi

Pausa pranzo ore 13:00 circa

  • Piazza dei Signori – Torre dell’orologio
  • Palazzo della Ragione (biglietto di ingresso: 6 euro; 4 euro per i residenti)

Per informazioni su costi e prenotazioni:
info@seialtrove.it – 049.9903934 – 335.7559061

 

LA POLARITÀ

Brano tratto dallo scritto Il principio di polarità: l’immagine di sé – gennaio 2018

L’uomo dice “ io ” e con questo termine intende un’infinità di diverse identificazioni: ” Io sono un essere di sesso maschile, io sono nato a Napoli, io sono italiano, io sono un padre di famiglia, io sono un bravo figlio, io sono un operaio, io sono un militante. Sono attivo, dinamico, tollerante, bravo, amante degli animali, amante della pace, bevo il caffè, amo la cucina, amo i viaggi, ecc… “. Queste identificazioni, influenzate dall’ambiente, sono state a un certo momento della vita precedute da scelte: una possibilità è stata preferita ad un’altra, un polo è stato integrato nell’identificazione mentre l’altro è stato escluso concretizzandosi in un difetto.
Così l’identificazione: “ Io sono attivo e bravo ” è un pregio ma esclude automaticamente: ” Io sono passivo e pigro ” a cui per esclusione  automaticamente viene ad associarsi un’imperfezione: è un difetto.
Da un’identificazione deriva per lo più molto rapidamente anche una valutazione che determina nella psiche cosa è perfetto e cosa è imperfetto, cosa è degno di lode e cosa non lo è: ” Bisogna essere sempre attivi e bravi; non è bene essere passivi e pigri “. Indipendentemente dal fatto che una simile valutazione possa essere sostenuta da argomentazioni e teorie, si tratta in ogni caso di un punto di vista soggettivamente convincente che influenza totalmente ogni forma di esperienza.

I SETTE RIFLESSI

Procedere senza voltarsi indietro: strumenti pratici.

Viviamo e sperimentiamo il mondo sottosopra, siamo immersi in una caverna (la mente pensante) dalla quale scorgiamo solo le ombre delle cose. Proiettiamo all’esterno queste ombre scambiandole per sfavillanti luci, le definiamo “io” e il “mondo”, senza mai dubitare che queste sono solo il riflesso delle nostre convinzioni, delle nostre credenze e strutture personali; in verità, pallidi riflessi della Sacra Realtà che siamo.

La Legge del Sette determina sette principali specchi riflessi che si possono utilizzare nelle relazioni umane e sono antichi strumenti che ci aiutano a riconoscere le nostre proiezioni, le nostre emozioni negative e laddove serva, a trasformarle in concrete possibilità di rettifica evolutiva.

1) Riflesso del momento – Ciò che noi inviamo alle persone che ci stanno accanto. È l’aspetto di noi stessi, positivo o negativo, riflesso negli altri nel momento presente.

2) Riflesso di ciò che viene giudicato – E’ ciò che noi giudichiamo nel presente. Se poniamo molta carica emotiva su delle qualità o negatività e le giudichiamo negli altri, la vita ci pone in condizione di vivere delle esperienze, delle relazioni che ci rimanderanno indietro questi modelli. Una volta che il modello viene riconosciuto ed integrato esso sparirà in tutti gli aspetti della nostra vita perché questa è di natura analogica e olografica.

EVOLUZIONE DELLA COSXIENZA E PRIGIONIA EMOTIVA

Il nostro stato psicologico naturale, nello stato di “sonno”, è il prodotto della frammentazione in differenti strutture psicologiche dell’unità originaria che siamo in Realtà. Queste strutture di aggregati, come abbiamo già visto, per auto-conservazione si “pensano” molto astutamente con il pronome io. 
Tali strutture psicologiche, come tutte le forme dotate di un’avanzata o di una rudimentale Cosxienza, tendono a voler sopravvivere il più a lungo possibile; negli esseri umani, un mezzo che si subisce sistemicamente e che si rivela efficacissimo a tale scopo è il condizionamento meccanico cellulare, che si esprime con la chimica e che viene innescato dalle impressioni ed elaborato dagli stessi pensieri. Le strutture psicofisiche e metafisiche che in noi diventano “io” sono un agglomerato di tutte e tre le macro polarizzazioni di cui è costituita la nostra Natura Terrestre: la mente con i pensieri, il corpo fisico con l’istinto ma soprattutto il vitale con i sentimenti e le emozioni.
Sono proprio le emozioni, tramite i DESIDERI ed il piacere, il perno su cui si gioca l’intera sfida: sono proprio le emozioni l’elemento che permette il perdurare indefinito di queste strutture all’interno di noi.
Quando un “io” prende il controllo della nostra totalità, avvengono in cascata una serie di “magie”.

UN NUOVO AMBIENTE MENTALE

“Come per il campo che deve essere arato e preparato alla nuova semina, si necessita di una nuova sostanza emotiva che irrori e sviluppi un nuovo ambiente mentale, dove non seminare più bioschiavi ma far sbocciare nuovi umani, deità del divenire, figli della nuova era. L’Uomo N-uovo è già in nuce in tutti noi ed è forse giunta l’ora della semina.

Le emozioni negative più comuni sono: rabbia, desiderio di vendetta, odio, invidia, ogni forma di gelosia, senso di colpa, depressione, frustrazione, lamentela, critica, nostalgia, malinconia, paura, ansia, dispiacere, senso di inadeguatezza, senso del possesso, senso di attaccamento alle cose e alle persone, tutti i generi di fastidio e irritazione: verso chi non la pensa in modo giusto, verso chi non si comporta in modo giusto, verso chi non ti riconosce, verso chi non ti accetta e così via.
Il Lavoro che si sviluppa sulle emozioni negative inizialmente è un lavoro mentale è qui si necessita di sviluppare un nuovo movimento che dia fiato a questo inizio.
Infatti, si ricade nella ripetizione di emozioni negative perché le giustifichiamo mentalmente e quindi, per fare un buon lavoro è utile rivedere il nostro vecchio modo di razionalizzare e ragionare.
Di norma si pensa che in certe occasioni sia giusto infastidirsi o arrabbiarsi, oppure provare ansia o essere depressi. La giustificazione (lo spiegazzo) di tali emozioni è radicata nel nostro inconscio, è iscritta nel DNA, per cui questi movimenti emotivi possono esprimersi meccanicamente senza dover affrontare alcun freno cosxiente da parte dell’ignaro individuo che, di fatto, le subisce.

ARCHÈRGON: ORIGINI DELLA COSXIENZA

[…]

Cos’è un apparato psicofisico

Guardiamo cosa è realmente il veicolo che chiamiamo corpo e a cosa serve.
In questo “mondo” quando nasciamo noi siamo un Arkèrgon, un Opera Originaria poiché siamo essere unici ed essenziali.

Per esprimerci come Essenze veniamo dotati di un apparato psicofisico estremamente sofisticato, Divino, delle cui capacità però non sappiamo nulla o quasi, in quanto nulla ci viene insegnato al proposito.
La FORMA che assume questo apparato, un vestito per così dire, è un diretto riflesso, l’OMBRA, di ciò che siamo dentro.
La maestria e l’utilizzo più appropriato di tale Divina e prodigiosa macchina biologica consiste nel farla divenire uno strumento Magico a tutti gli effetti, cioè un apparato, uno strumento, una bacchetta Magico-organica, attraverso cui modificare la Realtà e il Sogno a nostro piacimento.
Modifico dentro e di riflesso strutturo la realtà esterna.
Perché la macchina possa funzionare in questo modo dobbiamo Risvegliarla, portarla alla Vita Reale, in modo da non subire più la sua volontà meccanica (sopravvivenza, paura della morte e istinto di procreazione) ma essere capaci di stabilire un contatto Cosxiente con essa. Il Risveglio di questo apparato psicofisico (la trasmutazione del Piombo in Oro) è un processo di trasmutazione proposto e conosciuto dalla Tradizione alkemica.