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RIFLESSIONI SUL KARMA… COL ‘CAPPA’

Dalla disuguaglianza animica, la mutabilità del destino. Il destino plastico dei pagani e degli iniziati oggi, con un barbarismo di moda, si chiama karma. La lettera K non è latina né italiana.

È spiegata la parola in occidente con lavorio di analisi proprio alla psicologia orientale. La sintesi latina faceva del Destino un dio allegorico figliuolo del Caos e della Notte: e nella mente larga e comprensiva del mitologo, dava con due tratti le sembianze alla fatalità di vite e di vicende umane.

Il corollario di un teorema dimostrato è vero se non esce dai limiti della dimostrazione che lo precede. Ogni vita, come ogni avvenimento, ha il suo epilogo inappellabile, perché ogni vita, come ogni avvenimento, è un teorema che si presenta sotto l’aspetto di un romanzo e là vita resurrettiva ne è l’epilogo. La parola in questa nostra esistenza è il fatum inviolabile, non trasgredibile, di ciò che fummo prima. Da forfaris, parlare o pronunziare, fatum è la parola detta che nessun dio ha la potestà di cancellare. L’onnipotenza di ogni qualsiasi nume, di qualunque cielo religioso, è impotente a cancellare il passato. L’avvenire si crea o si modifica; il passato fu ed è, nelle sue conseguenze, ineluttabile. Un dio può farti obliare ciò che hai compiuto, non può modificare o distruggere o fare come non avvenuta l’azione che ieri compisti. La mente occidentale, l’anima latina e greca, comprese lo svolgimento dell’epilogo di una vita vissuta in un carattere determinativo di avvenimenti preparati nel buio di esistenza ignota al presente e determinò il destino come un carattere, un sigillo che nessuno sapeva raschiare e distruggere. Il karma, invece, dal carattere sintetico scende ala disamina della reazione al compiuto, dente per dente, capello per capello, pensiero per pensiero, e .non lascia al libero arbitrio un minuto di requie e di pace, fino a che il film, non trovo altra parola, non si svolge completo e pone il saldo alla nota dei debiti. È un martirio non augurabile neanche a chi ci ha strozzato un figlio rigoglioso di salute! È un concetto di persecuzione che rassomiglia molto alla eternità della pena nella prima immagine dell’inferno dei teologi. Il pagamento si compie, spasimo per spasimo, sorriso per sorriso, ferita per ferita.

E dove è più l’uomo, il libero uomo che assurge e si purifica e migliora, se ogni volta che paga, una stimmata nuova e profonda si riproduce nella camera oscura e misteriosa dell’anima sua in attesa di ripetere come creditore ciò che oggi ha mostrato di restituire?

Continua…

Giuliano J. M. Kremmerz,
La Porta Ermetica, 1910

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