La conoscenza di se stessi è fatta di raggiungimenti assai pragmatici. Nell’immediato occorre lavorare su dettagli e su elementi che ci sono molto vicini e che, apparentemente, ci appaiono piccoli, insignificanti, poco importanti rispetto alle grandi mete che, più o meno chiaramente, proponiamo a noi stessi.
Lasciamo perdere il Risveglio, poiché spesso risuona solo come una parola e forse perché si presume che ci si svegli già ogni santo giorno. Lasciamo perdere le leggende più o meno metropolitane (…) sul “sapere mistico”, che conducono spesso alla confusione. Non credete sia poco saggio dare priorità a cose così “lontane”, se continuiamo ad essere incapaci di conservare lo stato di Presenza per più di tredici secondi ogni settimana? (…)
La conoscenza di se stessi inizia dalle cose piccole, vicine. (…) Colui che si incammina sulle orme della Vita dovrebbe sorvegliare con molta Attenzione ogni centimetro quadrato della sua esistenza mentale, emotiva e fisica, poiché le cose più importanti che deve scoprire di se stesso si mimetizzano dietro particolari apparentemente insignificanti, celati nel tessuto di questi involucri che determinano la sua normalissima quotidianità.
Quanto poco suggestivo ed esotico può essere questo insegnamento, per coloro che si immaginano percorsi spirituali con le immancabili e varie aperture di Chakra o con almeno dieci ore a settimana di meditazione trascendentale.
Ma, d’altro canto, quanto risulta vero (…) scoprire che solo nella Materia, e a contatto con la propria “melma” e i propri difetti, si evolve realmente.
Per comprendere che nel Fare si racchiude l’esperienza stessa dell’Essere, bisogna comprendere che, oltre le nostre infinite diversità di superficie, i movimenti interiori, nostri meccanismi basilari, sono identici per tutti.
Grazie alla mia personale esperienza posso affermare che uno di questi meccanismi, semplice quanto potentissimo, è il primario nodo responsabile dell’incapacità di modificare con facilità le condizioni della nostra Vita, non importa quanto queste siano felici o piene di gravosi pesi. Quello che a prescindere resta, se identificati in uno stato di sonno, è una prigionia emotiva da cui dipende la quasi totalità dell’attuale umanità.
E allora come è possibile evaderne? Ritengo a rigor d’esperienza che la conoscenza di sé e del proprio funzionamento sia l’unica chiave possibile.
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Hermes
Testo tratto (e riadattato) dal volume Realtà in Movimento – info qui
Immagine in apertura: foto di Josef Grunig – Fonte: Flickr