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MAGIA E RELIGIONE SECONDO GIULIANO KREMMERZ – PARTE II

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Continua dalla prima parte (qui)

L’uomo aspirante alla sua integrazione deve ragionevolmente sviluppare tutte le sue unità, non i soli piedi o il solo stomaco o il solo naso. E questo è il nodo della questione sul quale richiamo la vostra perspicacia: l’iniziatura ad una scienza reintegrativa non è a confondersi con le teosofie e le religioni che vogliono mutare l’uomo in un angelo che suona il liuto innanzi al trono divino; ma più modestamente aspira a che la bestia intelligente uomo si sviluppi fino alla purezza dei suoi poteri, sovrano del suo destino e libero e giusto padrone delle forze latenti e note che natura gli ha dato.

Se un sistema di medicina volesse ridurre tutto l’organismo umano al solo eccessivo sviluppo della sensibilità nervosa non creerebbe la sanità del corpo.
Così l’ipotesi religiosa ha dato per risultato tanti soggetti da manicomio che poi furono santificati per ammirazione delle nevropatie di tutte le forme nella storia della fede. Comprendo che vi furono dei matti generosi e veramente eroici per la loro azione sociale in tempi difficili, ma ve ne furono mille altri, delinquenti raffinati dalla teologia, che fanno disonore non solamente al paradiso, ma all’umanità.
Giuliano l’Apostata, che fu iniziato ai veri, non concepiva perché il paganesimo integro ed esuberante della iniziatura romana dovesse sostituirsi con una eresia antimagica, che preparava alla morte e non alla vita e che si chiamava cristianesimo appunto per un simbolo di morte.

La mente umana deve disporre del corpo fisico e non lasciarsi soggiogare da esso, senza riparo e per fatalità, e il primo potere che sviluppa la mentalità è quello di comandare, alle forze che prevaricano, di arrestarsi.
Questo, lo stato della civiltà sociale odierno, già lo da ai migliori educati, poiché educazione pratica è quella di non lasciarsi trascinare dalla prepotenza degli istinti.
Ma voi, uomini di vita e di acume, non crederete che chi appare cosi, sia così.

Oggi l’educazione più che di reale predominio della mente sul corpo è di ipocrisia, che nasconde abilmente l’intemperanza degli uomini che più appaiono fortemente armati alla lotta.
Invece, per l’uomo che vuoi evolvete dallo stato animale allo stato integrale, il potere inibitorio della mente sui sensi deve essere reale, non apparente.
Colui il quale, viceversa, si fa dominatore dei sensi per spegnerne le funzioni fino al punto che il giorno in cui se ne vuoi servire li trova atrofici, è semplicemente un nevrastenico infelicissimo.

Da qui vedete quale abisso separa le due cose, magia e religione.
L’asceta e l’iniziato si spogliano entrambi della necessità di amare.
Il primo si rende incapace, il secondo volontariamente astemio.

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Giuliano J. M. Kremmerz, «La Porta Ermetica»

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