In questa puntata, parliamo di come la nostra “identità personale” si sia costituita nel tempo attraverso l’assorbimento di modelli, opinioni, credenze e pregiudizi, a cui ci siamo progressivamente adattati senza esserne coscienti, introiettandoli, e trovandoci non solo a darli per scontati, ma a ritenerli il fondamento quasi imprescindibile della nostra “narrazione” personale: la storia della nostra vita. Ci identifichiamo a tal punto in tali idee e credenze, spesso frutto di un’interpretazione molto deformata della realtà, da non accorgerci della loro trasformazione in “gabbie percettive”, in cui il carceriere, il custode ed il… prigioniero, siamo noi.
Nella disamina di questi processi, si definisce nel corso della puntata la differenza tra “azione” e “reazione”, individuando proprio nell’automaticità della reazione (che spesso nasce dai condizionamenti assorbiti) una delle principali leve per trasformare la passività della nostra vita in reale e concreta azione, volta a smascherare l’inutile ed il superfluo a favore di ciò che realmente siamo e, ancor più, aspiriamo ad Essere, grazie al potente atto della Presenza.
Ciò significa anche contemplare la “responsabilità” in luogo sia della “colpa” (propria o altrui) sia della lamentela, per iniziare a fare del Bene a se stessi ed intorno a sé, anche quando il panorama intorno a noi sembra tingersi di nero…
Buon ascolto.