Nell’era della tecnocultura il tempo diviene unità funzionale, computabile e ottimizzabile. L’essere si misura nell’efficienza e nell’efficacia del fare, e il valore è legato alla capacità di generare produttività visibile e utile; i talenti, le genialità e gli idealismi figli della vera arte sono considerati solo se funzionali e sottomessi alla produttività del modello. L’identità dell’individuo si costruisce attorno al ruolo produttivo, non più per ciò che si è, ma per ciò che si “fa” e si rappresenta nel ciclo consumistico sociale economico…
Ne parliamo in questa puntata de Gli Altronauti, parlando soprattutto del Tempo e di come ci rapportiamo ad esso in particolare nell’attuale epoca della “tecno-cultura”, e accogliendo i molti interventi dei radioascoltatori sull’argomento.
Di seguito il testo letto nel corso della puntata, tratto dallo scritto Il Folle e le Tre Scimmie (2° Atto):
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“Nelle grandi aree metropolitane si è progressivamente formato un habitat culturale in cui l’essere umano si muove secondo coordinate nuove, generate dal sogno collettivo ipertecnologico. Questo sogno, pur costellato da molte ombre, va accolto come sacro, essendo una manifestazione dell’anima collettiva che, proiettata all’esterno, ricerca la propria identità umana, quella necessità interiore che anela a dare senso, profondità e potenza all’esperienza terrena. Tuttavia, senza il giusto discernimento, ogni sogno rischia di condurre all’oscurità dell’anima, seppur da ogni oblio può in seguito germogliare una nuova comprensione.
In quest’era della tecnocultura il tempo diviene unità funzionale, computabile e ottimizzabile. L’essere si misura nell’efficienza e nell’efficacia del fare, e il valore è legato alla capacità di generare produttività visibile e utile; i talenti, le genialità e gli idealismi figli della vera arte sono considerati solo se funzionali e sottomessi alla produttività del modello. L’identità dell’individuo si costruisce attorno al ruolo produttivo, non più per ciò che si è, ma per ciò che si “fa” e si rappresenta nel ciclo consumistico sociale economico.
Gli strumenti tecnologici – IA, smartphone, touch, app – divengono estensioni sensoriali, simboli di connessione, comunicazione, appartenenza, aggiornamento, idoli del tecno-consumo quotidiano.
(…) Nella cultura del tecnoconsumo, gli “spauracchi arcaici” del dolore, della morte, del limite, vengono filtrati, delegati, randomizzati, medicalizzati. Il sogno tecnocratico tende a sospendere ogni frizione, ogni pathos, ogni imperfezione biologica promuovendo un sistemico evitamento della sofferenza.
Eppure, questo “sogno collettivo”, pur frammentario nella sua estrema liquidità, sembra indicare e costituire la via che determina l’attuale esperienza umana e collettiva. Questa via non è da giudicare o condannare, ma da osservare con vigilanza e attenzione esercitando, laddove si evidenziano palesi soppressioni dei valori essenziali dell’ente umano come tale, il necessario spirito critico e indignazione.
Senza queste semplici “accortezze” c’è il rischio che questa tecno-cultura allontani sempre più l’umano dalla profondità e dalla radice del proprio Essere. Tuttavia, può darsi che proprio l’attraversamento del sogno tecnocratico – nella sua pienezza e nella sua illusione – generi le basi per un Risveglio individuale e collettivo della cosxienza”.
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Fonte immagine in apertura: Pikist