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AVARIZIA E GENEROSITÀ (CONVERSAZIONI DELLA MADRE 1953)

Di seguito, estratto da una conversazione della Madre con i giovani allievi della scuola di Pondicherry (India) dell’11 Novembre 1953.


I ragazzi tornano all’ultima conversazione del 4 agosto 1929:

«Le nozioni morali comuni distinguono l’uomo generoso da quello avaro, e, in una certa società, quello avaro viene biasimato e disprezzato, mentre l’uomo generoso è stimato per la sua assenza di egoismo e la Sua utilità sociale, e lodato per la sua virtù. Ma dal punto di vista spirituale, entrambi sì trovano allo stesso livello; la generosità del primo e l’avarizia del secondo sono le deformazioni di una verità più alta, di un più grande potere divino. Vi è un potere che, nel suo movimento divino, distribuisce, diffonde, proietta liberamente le forze, le cose e tutto quanto possiede su tutti i piani, da quello più materiale fino a quello più spirituale. Dietro l’uomo generoso e la sua generosità si trova un’anima-tipo che esprime questo movimento; essa è un potere di diffusione, di larga distribuzione. Vi è però un altro potere che, nel suo movimento divino, colleziona, ammassa, raccoglie e accumula le forze, le cose e tutto quanto può essere posseduto, dal piano più materiale fino a quello più alto. L’uomo che viene accusato di avarizia è stato creato per essere uno strumento di quest’ultimo movimento. Questi due diversi tipi sono importanti; entrambi sono necessari nella realizzazione dell’insieme, il movimento che attira e concentra non è meno utile di quello che distribuisce e disperde».

(Conversazioni 1929, p. 195-196) – vedi qui

Che cosa intendi per «anima-tipo»?

Qual è la frase?… (La Madre guarda il testo) Ah, è lo Spirito della specie! Come abbiamo detto che dietro ogni specie animale c’è lo spirito della specie, così dietro ogni specie di uomo c’è uno spirito della specie. È ciò che chiamo anima-tipo. È un tipo di anima che può essere progressivo, ma che è indistruttibile.
L’anima-tipo corrisponde, individualmente o in gruppo, al dharma [legge dell’essere, regola d’azione] delle cose. Qualche volta la si chiama anche la verità delle cose, di ogni cosa.


La generosità è una deformazione della verità?

Sì, tutte le qualità umane sono deformazioni di una verità che sta dietro. Tutto ciò che voi chiamate qualità, o difetti, è sempre una deformazione di qualcosa che sta dietro e che non è né questo né quello ma qualcos’altro. Del resto dico qual è la verità che si trova dietro la generosità: è il movimento delle forze che si espandono. Ma perché le forze possano espandersi occorre che esse si concentrino. C’è quindi come un movimento di pulsazione: le forze sì concentrano e poi sì espandono… Ma se volete espandere sempre senza mai concentrare, dopo un certo tempo non avete più nulla da espandere. Per le forze — tutte le forze — è la stessa cosa. Ho tra l’altro scritto (o meglio scriverò fra qualche tempo) che il denaro è una forza, nient’altro che una forza. Ed è per questo che nessuno ha il diritto di possederlo personalmente, perché è soltanto una forza, allo stesso modo di tutte le altre forze della Natura e dell’universo. Considerate la luce in quanto forza: non verrà mai in mente a nessuno di dire: «Io possiedo la luce», e di volerla racchiudere nella propria stanza e non darla agli altri! Ebbene, gli uomini sono talmente abbrutiti dal danaro da ritenere che sia qualcosa che possono possedere e trattenere come se fosse loro, e farne qualcosa di personale. Ma è esattamente come per la luce. E non parlo del denaro in quanto carta, naturalmente, perché quello è come la luce messa in una lampada: potete possedere la lampada e dire: «È la mia luce». I vostri biglietti, le vostre monete, questi sono il vostro denaro. Ma non è questo il denaro. Il denaro è la forza che gli sta dietro, la sua potenza di scambio. Questo non appartiene a nessuno.
Appartiene a tutti. Il denaro è una cosa viva solo se circola. Se volete farne un mucchio, marcisce. E come se voleste racchiudere dell’acqua in un vaso e conservarla per sempre: dopo un certo tempo la vostra acqua sarebbe completamente marcia. Per il denaro è la stessa cosa. E la gente non l’ha ancora capito. Più tardi scriverò in proposito.
Non durerà sempre.


Quando si è avari per le cose materiali…

Avari per tutte le cose – c’è un’avarizia anche per le cose spirituali. Ci sono degli avari che vogliono tenere per sé tutte le forze e non darle mai. Ma poco fa ho detto la cosa giusta: bisogna avere il potere di accumulare per avere il potere di espandere. Se avete soltanto uno dei due, si crea uno squilibrio. In tal caso diventa o avarizia o spreco. Bisogna avere entrambi in un movimento ritmico, regolare – l’equilibrio di cui parlavamo poco fa. Sarebbe abbastanza facile provare che, infatti, nel momento attuale, è l’equilibrio la cosa giusta: bisogna non essere né qui ne lì, ma in ciò che il Buddha chiamava ‘la via di mezzo’. La via di mezzo è la via dell’equilibrio. Occorre saper fare come si fa quando si cammina sulla corda tesa con un’asta per rimanere in equilibrio.
Ma l’uomo più generoso del mondo non può dar nulla se prima non ha avuto. Di conseguenza, se non è stato lui ad accumulare, è qualcun altro ad aver accumulato per lui. Ma se non ha niente in tasca, non può distribuire niente! È evidente. Il potere di accumulazione è quindi tanto importante quanto il potere di distribuzione. Soltanto, quando queste due cose diventano egoistiche, si deformano, si deformano completamente e perdono tutto il loro valore.
Ecco, figlioli.

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Estratto da Conversazioni 1953, secondo volume (Edizioni Arka) – clicca qui per info

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